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Sexting: Difendiamo i minori

1/3/2014

Il sexting consiste nell'invio elettronico, in primo luogo da telefoni cellulari, di messaggi o foto sessualmente esplicite; le persone lo fanno per mettersi in mostra, attirare qualcuno, dimostrare interesse verso qualcuno, dimostrare di essere impegnati in una relazione, o per ricevere qualche piccolo "dono" come ricariche telefoniche. Questa pratica, molto diffusa tra i giovani, risulta essere molto pericolosa per loro: una volta inviata una foto, non è più possibile gestirla né recuperarla. Il destinatario dell'immagine può inoltrarla, copiarla, pubblicarla online o condividerla con chiunque. Oltre al danno emotivo che può comportare la diffusione di un'immagine personale a sfondo sessuale nell'intera scuola o gruppo di amici, ci sono effetti negativi anche sulla reputazione. Da parecchio tempo il MOIGE (movimento italiano genitori) sta cercando di sensibilizzare gli adolescenti ( e bambini) sul pericolo di tale pratica: risulta infatti (dati Eurispes e Telefono Azzurro)che in Italia: 1 ragazzo su 4 ha fatto sexting almeno una volta, e nel 47% dei casi ha tra i 10 e i 14 anni Spesso sento dire che i genitori non possono diventare improvvisamente censori, non possono in ogni momento guardare cosa stanno facendo i loro bambini. Che è' impossibile, perché con gli smartphone i piccoli possono connettersi in qualunque momento, e che cercano invece di insegnare ai loro figli a stare "attenti" e "a non lasciarsi irretire dal mondo di internet". Queste sono le parole che spesso mi sono sentito dire, insieme a: "ma io mi fido di mio figlio, so che non farebbe mai una cosa simile". A leggere i dati della ricerca promossa dal Moige, il Movimento italiano genitori, e presentata alla vigilia del Safer Internet Day, la giornata voluta dalla Commissione Europea per la sicurezza dei giovani in Rete, «i minori sul web non studiano e fanno ricerche senza verificare le fonti; giocano e chattano con sconosciuti; scambiano foto hot, prendono in giro i coetanei» tutte «pericolose abitudini dei nostri figli sulla rete». Un ragazzo su cinque cerca di nascondere le tracce di quello che ha fatto al pc eliminando la cronologia del browser, l'11% dichiara di visitare siti per adulti. E ancora, il 28% ha fatto amicizia con estranei, consapevole di trasgredire, e il 30% non usa la propria identità quando è collegato in chat. Sei su 10 «non hanno problemi a dichiarare di essersi divertito nel ricevere o inviare foto o video hot (il cosiddetto sexting)», di questi il 22,7% li ha ricevuto da sconosciuti che inviano materiale imbarazzante. Di tutto ciò - sottolinea il Moige - i genitori spesso sono ignari. Uno su tre perché «poco attrezzato» all'utilizzo delle nuove tecnologie. Ma in generale gli adulti controllano - secondo la ricerca - in maniera «molto blanda»: solo il 18,6% in famiglia impone dei limiti ai propri figli sul tempo trascorso al computer e il 35% non si è mai posto problema. 
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