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Fiat G.80 (G.82)

Aereo da addestramento avanzato e da appoggio tattico leggero

Origine: Italia
Motori: 1 turbogetto de Havilland Goblin (G.82: un Rolls-Royce Nene)
Prestazioni: Velocità massima 850 km/h a 1.500 metri. Autonomia 450 - 1000 km (G.82: 1150). Tangenza (G.82) 12300 m
Armamento: Solo G.82: 2 Mitragliatrici M3. Bombe 227 kg
Ruolo: Appoggio, Addestramento

Descrizione: Il Fiat G.80 rappresenta il primo aviogetto di progettazione nazionale giunto in produzione, sia pure senza il successo commerciale garantito dall'entrata in servizio con l'Aeronautica Militare. I suoi successivi sviluppi, il G.82 e il G.84, avrebbero potuto ritagliarsi un posto nel campo dell'addestramento intermedio, ma non ebbero a loro volta successo per vari motivi.
Dopo l'esperienza del Caproni-Campini C.C.1 con motoreattore, l'industria italiana non ebbe nessun'altra realizzazione all'attivo nel campo della propulsione a getto nei successivi 11 anni. Dal momento che il Caproni era un velivolo ancora legato alla tecnologia dei motori a pistoni, il primo jet vero e proprio di progettazione italiana dovette restare ancora a lungo atteso, fino a che la FIAT non incaricò il migliore dei suoi ingegneri, Giuseppe Gabrielli, per l'entrata da protagonista nel mondo delle nuove, promettenti macchine a reazione.
Il nuovo aereo, almeno in origine solo inteso come addestratore, avrebbe dovuto essere il sostituto dei G.59, anch'essi prodotti in qualità di aerei d'addestramento basico. Lo sviluppo venne probabilmente iniziato verso la fine degli anni '40. Il prototipo venne fatto muovere per la prima volta con le prove a terra (rullaggio) a Torino, ma poi per il decollo della macchina venne addirittura scelto l'aeroporto di Foggia-Amendola, dove venne trasportato in treno. Pilotato dall'ing. Catella, eseguì il primo volo il 9 dicembre 1951.
Il primo G.80 aveva la denominazione completa di G.80-1B ed era il modello basico; in seguito venne prodotta una piccola serie di 4 apparecchi di preserie, designati G.80-3B, che avrebbero dovuto essere seguiti da altre 7 macchine, cancellati a favore del G.82 (anche il G.81 venne quindi cestinato in breve tempo), il vero e proprio aereo "definitivo" della famiglia.
Il G.82 aveva un motore molto più potente, che costringeva a installare piccoli serbatoi alle estremità alari, un leggero armamento, paragonabile a quello del Lockheed T-33 Shooting Star, e molte altre piccole innovazioni, ma ormai era davvero tardi per sperare di entrare nel business dell'industria.
Il velivolo era costruito con struttura interamente metallica, in configurazione monoplana, monomotore, e biposto. Era caratterizzato da una fusoliera assai tozza e di forme poco rastremate, simili a quelle dei'F-80 e TF-80C/T-33) statunitensi.
Le ali erano dritte e sottili, l'impennaggio aveva i piani di coda con gli equilibratori orizzontali sistemati con un raccordo ad ogiva sulla parte bassa della deriva. Una costola dorsale raccordava la coda all'abitacolo, costituito da 2 posti in tandem, con discreta visibilità e seggiolini eiettabili. Il carrello era basso, triciclo anteriore.
Il motore era un de Havilland Goblin a flusso centrifugo, e da questo deriva la struttura tozza dell'aereo. Questo motore inglese, lo stesso del Vampire, aveva in questo caso un ugello di scarico convenzionale, data la struttura della fusoliera, e due prese d'aria sistemate sotto il primo posto dell'abitacolo, piccole e con sezione a "D". Nel prototipo originario esse erano assai più grandi: comunque dovevano alimentare un motore capace di non più di 1590 kg di spinta.
G.80 era un velivolo dalle caratteristiche oneste, ma assai pesante (molto più del di poco successivo Aermacchi MB-326) e dalle prestazioni poco brillanti. Non c'è dubbio che il G.82 avrebbe potuto far di meglio, nonostante l'aumento di peso, ma il fatto è che entrambi costavano non poco per le scarse risorse disponibili all'epoca. Inoltre, il G.82 non venne selezionato per il concorso NATO del 1954 relativo ad un addestratore avanzato, concorso che comunque non andò molto oltre anche per un altro motivo. Quando arrivò la decisione americana di rimettere in forze gli eserciti delle nazioni europee, per tema di vederle cadere sotto il giogo del comunismo, allora un enorme numero di aerei, navi e carri armati venne spedita a prezzi stracciati nel vecchio continente.
Il G.80/82, giunto a maturazione con un paio d'anni di troppo, non sopravvisse alla concorrenza dei T-33, praticamente regalati e di ottime caratteristiche, né poi rialzò le proprie quotazioni con l'avvento dell'Aermacchi MB-326 e il programma, per quanto alla lunga abbastanza promettente (date le caratteristiche dei nuovi modelli in fase di studio, anche per compiti di prima linea), finì rapidamente in un vicolo cieco.

Fiat G.80 (G.82)
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