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By Filippo Brunelli


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LORETO: TRA FEDE E SPIRITUALITÀ
Loreto Loreto (AN)
Loreto è un comune anconetano che sorge sulla sommità di una modesta altura e circondata da un'ampia campagna.
La principale attrazione è il Santuario della Santa Casa di Loreto intorno al quale tutta la città si è sviluppata.
Secondo la tradizione il santuario ospita la celebre reliquia della Santa Casa di Nazaret, ovvero la casa dove la Vergine Maria nacque, visse e ricevette l'annuncio della nascita miracolosa di Gesù: sempre secondo la tradizione, quando i crociati furono espulsi definitivamente dalla Palestina, le pareti in muratura della casa della Madonna furono trasportate "per ministero angelico", prima Illiria in e poi nel territorio di Loreto. La tradizione racconta che “più di settecento anni fa la gente del luogo, ancora immersa nel sonno, venne destata da una luce immensa ed improvvisa che dal cielo illuminava il paesaggio sottostante: tutti uscirono dalle case per ammirare lo straordinario avvenimento, senza però poter capire la fonte di quella luminosità, che sembrava essersi stabilita ne pressi di Recanati, in mezzo ad un bosco infestato dai briganti. Allorché il sole sorse dal mare, l’arcano fu svelato: una casetta, tenuta sospesa da bellissimi angeli, si librava nell’aria fino a posarsi su un colle coperto da un bosco di lauri. A tutte le persone accorse sul posto apparve la casa di Nazareth, quella che Gesù aveva abitato per trent’anni; tutt’intorno era ancora profumo di fiori e si diffondeva un canto melodioso e celestiale.

La piazza che dà accesso alla basilica è sicuramente una delle più belle delle Marche. Al centro della piazza si staglia la mirabile Fontana Maggiore, capolavoro barocco di Carlo Maderno e Giovanni Fontana, mentre sul lato sinistro del sagrato si scorge il monumento a Papa Sisto V.
La città, che circondata da una cinta muraria eretta a partire dal XIV secolo come difesa dalle incursioni turche, racchiude un piccolo borgo molto suggestivo pieno di negozi e locali.
La città di Loreto è anche profondamente legata all'aeronautica militare tanto che attualmente è sede della Scuola Lingue Estere Aeronautica Militare e all'entrata della città si vede un MB339 PAN esposto.

Nel settembre del 1995 Loreto ospitò “Eurhope” (Europe + hope) un grande incontro europeo dei giovani con il Papa Giovanni Paolo II che, davanti a più di 400.000 persone, disse: “Ecco la vostra Casa, la Casa di Cristo e di Maria, la Casa di Dio e dell’uomo!"

"La Santa Casa di Loreto è il primo Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e vero cuore mariano della cristianità" (Giovanni Paolo lI).
LA BASE TUONO
Folgaria Folgaria (TN)
Situata tra cime delle montagne trentine, prospicente un laghetto artificiale, a Passo Coe (1600 s.l.m.) si trova la Base Tuono, un'ex base militare missilistica, del tempo della guerra fredda rimasta in attività dal 1966 al 1977.

Iniziato nel 2010 la costruzione del museo è un monumento al periodo in cui si pensava che un conflitto tra super potenze potesse avvenire. Nel 2013 la Base Tuono ha ufficialmente ottenuto il riconoscimento come sito museale rappresentativo del sistema d’arma Nike-Hercules dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica; all'interno del perimetro che delimita la base si trovano esposti, infatti, gli ultimi missili terra-aria Nike-Hercules (ovviamente disarmati) esistenti in Italia.

Per chi visita la base è consigliato approfittare delle visite guidate che non solo spiegano il sistema d'arma di cui facevano parte i missili Nike-Hercules, ma racconta anche il clima geo-politico che ha condizionato la storia mondiale per più quasi mezzo secolo. La prima parte della visita inizia, infatti, con un'introduzione storica che illustra il periodo della Guerra Fredda nel contesto internazionale per proseguire con il sistema di difesa missilistico italiano, il dispiegamento delle basi missilistiche, l'operatività dei missili Nike-Hercules e le caratteristiche tecniche di questi ultimi.

Si passa poi nell’hangar, dove è esposto un missile Nike-Hercules adagiato su rotaia al quale sono state applicate delle finestrelle per guardarne i componenti interni; parte della visita sono anche i carri BCVan e RCVan che espongono i sistemi di controllo e tiro dei missili originali di quegli anni.
La visita finisce con il bunker sotterraneo dove viene illustrata la sequenza di lancio dei missili.
L'ultimo missile Nike-Ercules in Italia venne sparato venerdì 24 novembre 2006 in un poligono della Sardegna.

A chi fosse interessato si consiglia di consultare prima il sito web (www.basetuono.it) della base per verificare i giorni e gli orari d'apertura. Il prezzo del biglietto è basso e nei paraggi si presentano molte escursioni interessanti da fare.

AD AREZZO… PERCHÉ LA VITA È BELLA
Arezzo Arezzo (AR)
Arezzo è una città di antiche origini etrusche che è tornata alla ribalta per essere il borgo in cui Roberto Benigni girò il film "La vita è bella", che gli valse diversi premi Oscar; ma Arezzo è famosa anche per i capolavori di Piero della Francesca e del Cimabue.
La principale piazza della città è “Piazza Grande” che si trova nella parte alta dell’antico borgo; è piacevole fermarsi a prendere un aperitivo in uno dei tanti bar che vi si affacciano e lasciar spaziare lo sguardo sui palazzi che la circondano, tra i quali il Palazzo delle Logge costruito nel 1573 da Giorgio Vasari. La particolarità di questa piazza è quella di essere una piazza non in piano ma in pendenza. Davvero bella e pittoresca!

Il Duomo di S. Donato è uno dei tanti gioielli che adorna la Toscana: la cattedrale, in stile gotico, conserva al suo interno “la Santa Maria Maddalena” di Piero della Francesca e le splendide sono  considerate tra le più belle che si possono ammirare in Italia.
La costruzione del Duomo di Arezzo, o anche Cattedrale dei santi Pietro e Donato, è compresa tra il 1278 ed il 1511, anche se l'attuale facciata venne completata, in sostituzione dell'originale, solo nel 1914.
Esternamente il duomo appare semplice ma imponente, grazie all’uso limitato del contrasto cromatico che contribuisce ad evidenziare le ampie finestre della navata, mentre l'interno a tre navate si caratterizza per la notevole verticalità. L’altare maggiore è composto da tre elementi: l'altare vero e proprio, la grande pala marmorea e l'Arca di San Donato posta sul retro della pala. La mensa dell'altare poggia su pareti di pietra decorate con archetti trilobi e capitelli gotici.

Un’altra interessante chiesa che si trova ad Arezzo è quella dedicata a San Domenico che custodisce uno dei maggiori capolavori dell'arte del Duecento: il Crocifisso ligneo dipinto dal Cimabue nel 1265.
Tutta la chiesa, comunque, è interessante nel suo insieme, a cominciare dalla facciata incompiuta proseguendo con il campanile a vela sovrastato da due campane risalente al XIV secolo. Al suo interno, purtroppo, molti affreschi appaiono deteriorati. 
La chiesa ha una semplice struttura a navata singola molto allungata che termina in un prospetto posteriore da cui prospetta l'abside maggiore, l’interno risulta molto illuminato grazie alle numerose finestre presenti.

La basilica di S. Francesco contiene il ciclo di affreschi di Pier Della Francesca che illustrano la “Leggenda della Vera Croce”, dipinti tra il 1452 e il 1466 a decoro della cappella principale
Passeggiando per le vie della città non è difficile imbattersi in diversi cartelli che mostrano le scene del film, premio Oscar, “La vita è bella” che in questa pittoresca città è stato girato e che permettono di seguire un itinerario filmografico.

Per chi ama anche mangiare la città offre sempre moltissimi ristoranti tra i quali il sottoscritto segnala “La Cantina del Doc”, un locale piccolo ma molto accogliente, dove ho potuto non solo mangiare bene, ma sono rimasto estremamente impressionato dal cuoco che al termine del pranzo è passato tra i tavoli e, a chi ne faceva richiesta, spiegava le sue ricette. Una vera gioia per il palato.
GRAZZANO VISCONTI
Grazzano Visconti Grazzano Visconti (PC)
Grazzano Visconti fu costruito su iniziativa di Giuseppe Visconti di Modrone intorno all’antico castello, agli inizi del 1900, con l’intento di creare un originale centro artistico in veste medioevale. 
La realizzazione del borgo, della quale Giuseppe Visconti di Modrone fu progettista, direttore dei lavori, pittore e affrescatore venne talmente apprezzata dal re d'Italia Vittorio Emanuele III che con Regio Decreto, ne cambia il nome di Grazzano in Grazzano Visconti e conferisce a Don Giuseppe il titolo di duca.
Nell’idea del futuro duca il borgo doveva avere in se strutture utili ad assicurare lavoro ai giovani che terminavano i corsi di artigianato creativo del legno e del ferro battuto della nascente scuola di Grazzano.
Pur sapendo che il borgo venne costruito tutto agli inizi del ‘900 il turista che lo visita non può non rimanere impressionato dalla bellezza e dall’armonia degli edifici e dei viali. Tutto, dalle fontane alle immagini votive, dalle mura merlate alle finestre a sesto acuto delle case contribuisce a portare il visitatore in uno spazio-tempo distante, tanto che difficilmente si riesce a credere che non sia originale del medioevo quello che si vede; la cura con la quale è realizzata e posizionata ogni insegna ed ogni lampada nelle vie e nelle piazze più che una sapiente regia fanno pensare ad uno sviluppo naturale del borgo durato molti secoli e si stenta a credere che la costruzione più “nuova” sia solo di 90 anni fa.

Museo Internazionale delle Torture
Uno dei posti da visitare (se non altro per curiosità) è sicuramente il museo delle torture.
Piccolo ma ricco di “cimeli” offre un compendio di quello che nell’immaginario collettivo sono state le torture attuate nei secoli bui ed oltre. Se vedendo un esempio di garrota si rimane impressionati nel pensare che come strumento per eseguire le condanne a morte rimase in auge in Spagna fino al 1974,  certamente si sorriderà nel vedere la riproduzione di una cintura di castita, ben sapendo che non sono mai esistite in realtà.
Ma anche il sospettare che molte degli strumenti  esposti sono falsi il solo fatto di immergersi in un “gioco” che ci dovrebbe riportare in un ipotetico passato ricostruito  rende la visita al museo simpatica.

La mostra permanente di attrezzi agricoli
La corte vecchia è un’ampia area circondata da degli edifici che, conservando intatta la propria tipologia si armonizzano con il borgo di Grazzano Visconti, sono una testimonianza della civiltà contadina di parecchi decenni fa ed all’interno di uno di essi, sotto il portico di un vecchio fienile, sono esposti gli attrezzi agricoli del passato a testimoniare le attività agricole nei dintorni del borgo.

Il castello
Il Castello è parzialmente visitabile con visita guidata ed al suo interno si possono vedere sale di rappresentanza riccamente arredate, camere da letto di varia epoca ed altri locali molto interessanti.
Fu costruito inizialmente nel 1395 da Giovanni Anguissola marito di Beatrice Visconti, sorella di Gian Galeazzo Visconti. Nel 1870 passa alla moglie dell'allora proprietario, il conte Filippo della famiglia Anguissola, Fanny Visconti di Modrone, ed attualmente la famiglia Visconti ne sono i proprietari.
Giuseppe Visconti di Modrone, alla fine del 1800, fece restaurare il castello in modo da ricreare un aspetto antico del castello e modificandolo con il gusto neoromantico tipico del tempo.
La visita dura circa 1h e 1/2  e le guide risultano molto preparate anche nel raccontare gli aneddoti della famiglia, come quello del regista Lucchino Visconti (diretto discendente del conte) che per la scena della cena nel film “Il Gattopardo” si fece mandare i piatti dal castello.
Nella corte del castello compare la statua di “Aloisa”. Si narra che il fantasma di questa donna che andò sposa di un capitano della milizia che fu da lui tradita e che per questo morì di dolore, si aggiri ancora per il castello. La tradizione la fatta assurgere a simbolo di protezione per gli innamorati.
Il castello è circondato da un parco di circa 150.000 mq, anch’esso realizzato su progetto del duca Giuseppe Visconti di Modrone, che comprende un giardino in parte all’inglese e in parte all’italiana.

Il borgo, completamente chiuso al traffico; chi arriva in macchina può usufruire di due ampi parcheggi a pagametno posti alle entrate e tra le vie del borgo, completamente sterrate, si trovano moltissimi negozietti folcloristici.

AQUILEIA: LE ROVINE E LA BASILICA
Aquileia Aquileia (UD)
Fondata dai Romani nel 181 a.C. come avamposto militare contro i barbari, Aquileia divenne in seguito un importante centro commerciale fluviale e  una delle città più fiorenti dell'Impero. Raggiunse il suo apice sotto il dominio di Cesare Augusto (27 a.C. – 14 d.C.) divenendo capitale della X Regio “Venetia et Histria” ed accelerando quel processo che ne avrebbe fatto una delle più importanti metropoli dell’Impero Romano. 
L'edificio più rappresentativo della città è sicuramente la sua basilica che, dedicata alla Vergine e ai santi Ermacora e Fortunato, si presenta in forme romanico-gotiche ed è il più antico edificio di culto cristiano nell’Italia nordorientale che servì come modello per altre chiese
L’interno, maestoso e solenne, mentre il pavimento è costituito da un meraviglioso mosaico del secolo IV, riportato alla luce nel primo decennio del 1900; il soffitto ligneo a carena di nave risale al secolo X. Nella chiesa sono praticamente racchiusi 1.000 anni di storia.
Il pavimento è il più esteso mosaico paleocristiano del mondo occidentale (760 m²) e si consiglia vivamente di prendere un audioguida che spiega i mosaici e le allegorie ivi presenti.
tramite un camminamento vetrato che costeggia il pavimento della chiesa si possono osservare i vari mosaici tra i quali appare la Lotta tra il Gallo e la Tartaruga due figure (soprattutto il gallo) che si ripresenteranno diverse volte nella visita alla chiesa. Il Gallo, annunciatore della luce del nuovo giorno, raffigura Cristo “Luce del mondo”; la Tartaruga, il cui nome greco significa “Abitatore delle tenebre”, simboleggia il Maligno.
Sempre nella basilica vi è la Cripta degli affreschi, dipinta nella seconda metà del XII con le Storie di Ermacora raccontano le origini del cristianesimo ad Aquileia, mentre nelle quattro lunette sono raffigurate le scene della Passione di Cristo e la Morte di Maria.
La Cripta degli Scavi è una zona archeologica sotterranea (sotto il prato che circonda il Campanile) in cui sono visibili resti archeologici di quattro epoche diverse.

All'esterno della basilica c'è la chiesa dei Pagani, così chiamata perché vi si radunavano i catecumeni, e che sorge davanti alla Basilica ed è collegata con un portico alla struttura principale, mentre attorno all’abside della Basilica, si trova il cimitero dei caduti della Prima Guerra Mondiale, dove riposano dieci degli undici militi ignoti.
Infine alla prima metà dell'XI secolo risale il poderoso campanile a base quadrata coronato da un piccolo tiburio ottagonale sormontato da una cuspide.

TENNO ED IL SUO LAGO
Tenno Tenno (TN)
Il lago di Tenno è un vero e proprio gioiello naturale del Trentino tanto da essere considerato più pulito specchio d’acqua dolce d’Italia. Situato a 570 metri di altezza s.l.m. alle pendici del Monte Misone, il lago ha una forma rotonda ed è circondato dalle montagne che con il loro fitto bosco lo incoronano in tutta la sua bellezza; non essendovi costruzioni attorno al lago e neppure coltivazioni intensive quest’ultimo ha potuto mantenere intatto il suo aspetto naturale.
Il lago è una vera e propria oasi di quiete che, grazie alle acque limpidissime e le temperature gradevoli, si presta perfettamente a dei bagni rinfrescanti nelle calde giornate estive. Una bella camminata, con un percorso ad anello, permette di percorrerlo in tutta la sua lunghezza mentre i terrazzamenti danno modo di riposarsi e prendere il sole.
Chiamato anche “il lago azzurro” per la bellezza ed il colore tipico delle sue acque, il lago non ha alcun emissario (l'acqua esce dal lago per filtrazione) e presenta un clima mediterraneo pur rimanendo nel contesto alpino che lo rendono unico. Al suo interno vi è una piccola isoletta che è facilmente raggiungibile a nuoto (in estate vi si accede addirittura a piedi, perché l'acqua scende e l'isola diventa una penisola), mentre il fondale costituito da pietre bianche, acque limpidissime.
Nel 1970 fu scoperta un'antica foresta di tronchi sotto il livello dell'acqua e, grazie al metodo del radiocarbonio, è stato possibile datare la morte degli alberi, e dunque la formazione del lago intorno al 1.100 d.C.

Il lago è facilmente raggiungibile in auto da parecchie provincie come Verona, Trento, Brescia tramite Riva del Garda e l’accesso è assicurato, dopo aver lasciato l’auto in uno dei parcheggi limitrofi, da una lunga scalinata in pietra.

Sicuramente il lago merita di essere visitato in qualunque periodo dell’anno, approfittando per visitare anche la “grotta cascata del Varone“ ed il borgo medievale di Canale di Tenno.
PORTA IN TAVOLA UN BORGO
Castelvetro Castelvetro (MO)

Nella parte centrale della provincia, sulle colline precedenti l'appennino, vi è un Borgo che mantiene un fascio di medioevale inalterato nei tempi.

La prima cosa che si nota, entrando in questo comune dopo aver salito le scale, è la piazza contenente una delle sei torri che caratterizzano lo skyline del borgo, e la scacchiera gigante che fa parte dell’arredo urbano e sulla quale, negli anni pari sempre il secondo sabato e domenica di settembre, si svolge la “Dama Vivente” per commemorare la visita di Torquato Tasso al nobile Fulvio Rangoni nel 1564.

La torre che sovrasta la piazza, invece, è ciò che rimane dell’antico castello di Castelvetro che venne trasformata in torre campanaria dopo il 1400.

Sul lato ovest della piazza, quasi difronte alla torre dell’orologio, si trova la torre delle prigioni costruita nel ‘500.

La torre, che come dice il nome, una volta ospitava le prigioni, oggi racchiude al suo interno una delle eccellenze del territorio: le botti di acetaia, visibili su appuntamento.

 

Sede del più antico Castello della zona preappenninica, la località conserva ancora oggi vestigia storiche di grande fascino, tanto che perdersi tra i vicoli di questo piccolo borgo rappresenta una passeggiata nella storia e un modo per dimenticare i ritmi frenetici della vita quotidiana.

Oltre che per il Lambrusco  Grasparossa Castelvetro di Modena è famoso per il suo, il Trebbiano, il nocino, il miele, l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena ed il Parmigiano Reggiano. 

A chi piacciono le escursioni enogastronomiche, inoltre, segnaliamo che vi sono moltissimi ristoranti ed agriturismi nella zona che offrono i piatti tipici.

Curiosità sul nome: „Verso il 150 a.C. le legioni romane crearono vicino all'insediamento un presidio militare, un "castrum" ossia l'accampamento militare. „Dalla parola castrume deriva termine di "Castel". La parola “vetro” invece, non deriva dal vetro, ma dal fatto che il Castrum di Castelvetro era definito spesso vecchio (in quanto uno dei primi) e quindi la parola latina “Vetus” con il tempo divenne “Vetro”.

IL BORGO DI FRANCESCO PETRARCA
Arquà Petrarca Arquà Petrarca (PD)

Il borgo, che fa risalire le sue origini all’epoca del bronzo, è considerato oggi uno dei più belli dei colli Eugaini; in effetti il centro storico risulta ancora intatto fin nei minimi particolari, tanto che è stato possibile il suo inserimento tra i “Borghi più belli d'Italia”.

In questo borgo trovò la pace il famoso poeta Petrarca, dove passò gli ultimi anni della sua vita e dove è ancora possibile visitarne la casa ben conservata che rappresenta uno dei principali luoghi di interesse del borgo, e dove, sul sagrado della chiesa di S.Maria sorge oggi l'arca in marmo rosso di Verona contenente le spoglie del poeta. 

Della Chiesa di Santa Maria Assunta ad Arquà Petrarca si hanno notizie sin dal 1026; L’interno della Chiesa si presenta ad un’unica navata con tre altari ed un tetto con travatura a vista. L’altare centrale, proveniente dall’eremo del monte Rua, è opera dello scultore Francesco Rizzi (1729-1795) della scuola del Bonazza; lo compongono la statua della Vergine e dell’Arcangelo Gabriele, due Busti di Santi e due Angeli. I due altari laterali in legno scolpito sono del ‘500 e la pala dell’altare di destra, opera di Pietro Damini da Castelfranco rappresenta il Battesimo di Gesù La grande pala dell’Assunta, dietro l’altare maggiore, è opera di Palma il Giovane (1544-1628). I restauri dell’inizio del ‘900 hanno evidenziato la presenza di affreschi di scuola veneto-bizantina in particolare una Madonna con il Bambino (XI secolo). Sono emersi poi altri affreschi risalenti al XV secolo di scuola post giottesca, raffiguranti un’altra Madonna col Bambino ed un trittico rappresentate Santa Marta, Santa Maria Maddalena e Santa Lucia del XIV secolo.

Risalendo lungo le vie che conducono alla parte alta dell'abitato si possono ammirare belle case medievali e abitazioni antiche. Prime fra tutte la loggia dei Vicari, situata in una caratteristica piazzetta, in cui si riunivano i nobili capofamiglia con il vicino oratorio della Trinità, del secolo XII.

L’oratorio era molto caro al Petrarca, che si recava qui per pregare. Nel 1181 l’Oratorio della Santissima Trinità era già esistente ed è stato modificato più volte nel corso dei secoli. 

La loggia, invece, che è attigua all’Oratorio risale al XII secolo ed è stata, durante il Medioevo e l’età veneziana, la sede dell’amministrazione locale, dove si svolgevano le assemblee alle quali partecipavano i capifamiglia del luogo. Nel 1823 il monumento rimase senza la sua copertura e nel 2003 è stato dotato di un nuovo tetto per garantirne la conservazione.

Da un punto di vista enogastronomico il borgo è famoso per l’olio di oliva, per la coltivazione delle giuggiole ,alle quali è dedicata uan festa in aututtno e con le quali producono il “brodo di giuggiole”, un liquore molto dolce e per il Moscato Fior d'Arancio, un vino spumante.

 Raggiungere il borgo è semplice così come trovare parcheggio a pagamento.

L'anima medievale di questo borgo traspare ancora dagli edifici e abitazioni lungo le sue vie e stradine e si consiglia vivamente, se ne se ha la possibilità, di visitarlo.

GROTTA CASCATA DEL VARONE
Tenno Tenno (TN)
Inaugurata nel giugno del 1874 la cascata del Varone è una delle attrazioni naturalistiche più apprezzate di tutto l’Alto Garda e si trova solamente a 3 Km da Riva del Garda.
La bellezza di questo piccolo luogo è così suggestiva che lo scrittore Thomas Mann, in vacanza sul Garda, trovò l’ispirazione per scrivere La montagna incantata.
L’acqua proveniente dalle perdite sotterranee del Lago di Tenno si incanalano nel torrente Magnone che dà origine a queste cascate di quasi 100 metri che è possibile ammirare da diversi punti di osservazione. 
La prima visuale è possibile averla dal basso, attraverso la Grotta Inferiore: da qui è possibile osservare la cascata nella sua fase finale. Il secondo punto di osservazione, invece, si trova 40 metri più in alto, nella Grotta Superiore, dalla quale si può ammirare la Cascata del Varone nel pieno della sua caduta.
Visto che la grotta e la cascata si trovano all'interno in un parco naturale privato il periodo migliore per visitarle è la primavera, in modo da poter ammirare la bellezza dei fiori ivi presenti.
L’edificio della biglietteria (opera dello stesso architetto che ideò il Vittoriale degli Italiani) da l’accesso alla forra che si è creata in 20.000 anni di erosione ad opera dalle acque del Torrente Magnone.
Tra i personaggi famosi che hanno visitato queste cascate in passato trovamo  il Re di Sassonia Giovanni ed il Principe Nicola del Montenegro ( che essendo in villeggiatura sul Lago di Garda furono invitati all’inaugurazione), il principe Umberto II, l’Imperatore Francesco Giuseppe, Franz Kafka ed il sopra citato Thomas Mann.

Adiacente all'ingresso del Parco, a disposizione dei visitatori, vi sono un'ampia ed attrezzata area picnic gratuita, bar e negozio di souvenir. Unica pecca il biglietto potrebbe costare un po’ meno visto la brevità del percorso che dura circa 30 minuti.

IL GRANDE MUSEO DEL DUOMO
Firenze Firenze (FI)
Giungendo in piazza del Duomo da una delle tante viuzze laterali tre capolavori si ergono al centro della piazza: il Duomo, il campanile di Giotto ed il battistero.
Sebbene ogni angolo di Firenze sia da scoprire, per una gira fuori porta di poche ore sicuramente “Il grande museo del Duomo” rappresenta una delle mete principali: la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, la Cupola di Brunelleschi, il Campanile di Giotto, il Battistero, l'antica basilica di Santa Reparata e il Museo dell'Opera sono visitabili acquistando un unico biglietto. 

Il Battistero.
Iniziamo la nostra gita virtuale dalla piazza che da 1600 anni è il centro della vita religiosa dei fiorentini e dove il monumento più antico è il Battistero di San Giovanni. A metà dell’XI secolo il monumento fu ricostruito, dalle basi di un precedente battistero, nelle dimensioni attuali e arricchito di marmi pregiati. Nei due secoli successivi venne aggiunta la cupola monumentale e la “scarsella”, ovvero l’abside rettangolare posta a ovest. Tra il XIV e il XVI furono aggiunte anche le tre porte bronzee e le altre opere scultoree.
A sud si può ammirare la più antica delle porte, opera di Andrea Pisano che fu terminata nel 1336 e con le sue 28 formelle rappresenta la vita di San Giovanni Battista. I fiorentini rimasero talmente impressionati dalla porta ideata dal Pisano che venne collocata al posto d’onore, sul lato di fronte al Duomo; solamente quando fu costruita la terza porta (la porta del Paradiso) fu spostata a Sud e fu detta la porta verso il Bigallo.
La porta a nord, di Lorenzo Ghiberti, invece rappresenta con venti formelle la vita di Cristo e con otto le figure degli evangelisti e dei padri della chiesa.
Infine troviamo la Porta del paradiso (come la denominò Michelangelo), che illustra in 10 formelle le scene tratte dall’Antico Testamento.
Questa porta, opera sempre del Giberti, che però stavolta non seguì lo stile del Pisano, ma volle fare solo cinque sezioni per battente, quindi dieci in tutto; inoltre ogni formella sembra un piccolo quadro, delimitate da una piccola cornice. Una piccola curiosità: per realizzarla il Giberti lavorò alla porta per circa 27 anni, nel giugno del 2012 vennero terminati i lavori di restauro della porta anch’essi durati 27 anni.
Non è solamente l’esterno del Battistero che stupisce ma anche l’interno, ricavato da un antico tempio romano, che ricorda il Phanteon sorprende; al centro si trova la fonte battesimale, sovrastata da una cupola arricchita da mosaici bizzantini che raffigurano il Cristo e le scene del giudizio universale, le gerarchie angeliche, la storia della Genesi e le storie di Giuseppe, Maria, il Cristo e del Battista. La visione che si ha dall’interno del battistero è quella di un crocevia tra le tre più importanti culture dell’epoca (Cristiana, Mussulmana e Bizzantina).

Santa Maria del Fiore.
Cominciato nel 1296 in stile gotico su progetto di Arnolfo di Cambio il duomo di Firenze venne completato (tranne la facciata) solamente nel 1436 con la realizzazione della cupola di Filippo Brunelleschi ed è una delle chiese più grandi d’Italia e per moltissimo tempo è stata anche una delle più grandi al mondo, rimanendo ancora oggi il duomo in muratura più grande mai costruito e la quarta chiesa più grande della cristianità (153 metri di lunghezza, 39 di larghezza alle navate e 90 di lunghezza al transetto).
Santa Maria del Fiore venne edificata sulle fondamenta di una cattedrale precedente dedicata a Santa Reparata, di cui oggi se ne possono visitare i resti accedendo da una navata del duomo.
All'esterno le fasce di marmo policromo si alternano verticalmente e orizzontalmente; queste fasce riprendevano il motivo dell’adiacente Battistero di San Giovanni e del Campanile di Giotto.
L’originale facciata, realizzata in parte da Arnolfo, fu distrutta nel 1587 perché considerata fuori moda mentre quella che vediamo oggi fu realizzata alla fine del XIX secolo.
L’interno, diviso in tre navate, ha una pianta a croce latina risulta molto austero nell’immensità della chiesa. Delle 55 finestre  ben 44 mantengono le vetrate originali.
La cupola, alta 91 metri e con un diametro di quasi 42 metri, rappresenta una straordinaria opera architettonica di Filippo Brunelleschi: il tamburo su cui avrebbe dovuto poggiare la cupola, viste le dimensioni, presentava diverse difficoltà nella realizzazione di quest’ultima che doveva essere ottagonale a facce piane. Le soluzioni utilizzate nella cupola dal Brunellischi fanno di questa la più audace costruzione architettonica del ‘400.

Il campanile di Giotto.
Come il duomo anche il suo campanile, iniziato nel 1298 da Arnolfo di Cambio al quale subentro Giotto nel 1334 fino alla morte avvenuta nel 1337, è rivestito di marmi bianchi, rossi e verdi. Con un’altezza di 82 metri e quasi 400 gradini (oltre i 22 che fanno parte della rampa di accesso) rappresenta uno degli esempi di architettura gotica trecentesca più belli, mentre per il turista è una vera sfaticata ma, una volta giunti alla sua sommità lo sguardo può spaziare sulla bellissima città di Firenze.
Il campanile fu terminato solamente nel 1359, dopo l’interruzione dovuta alla peste nera da Francesco Talenti, che era subentrato ad Andrea Pisano che aveva sostituito Giotto nel 1337.
Una delle caratteristiche che più attira il turista che attende il suo turno per entrare nel campanile è la ricchissima quantità di decorazioni scultoree presenti all’esterno e che costituiscono uno dei più completi cicli figurativi del Medioevali.

Il Museo dell'Opera del Duomo
Situato nella parte nord-est della Piazza del Duomo, al numero civico numero 9, il “Museo dell'Opera del Duomo” racchiude una grandissima quantità di opere fiorentine del ‘300 e 400, nonché la storia della costruzione della chiesa di Santa Maria del Fiore.
Nella collezione museale spiccano le opere gotiche e rinascimentali che sono frutto del lavoro di artisti quali Arnolfo di Cambio (del quale si possono ammirare le lunette dei portali), Piero di Giovanni Tedesco, Niccolò di Pietro Lamberti Donatello,il Verrocchio e molti altri per un totale di circa 750 opere.
Sempre nel museo si trovano inoltre gli originali delle formelle del campanile di Giotto e, provenienti invece dal battistero, le formelle originali della Porta del Paradiso e la porta Nord di Ghiberti, la Maddalena di Donatello, nonché una pietà di Michelangelo.
Di particolare interesse èla sala che ospita i modelli architettonici che furono usati per la costruzione del tamburo della cupola del duomo (una specie di museo nel museo), dove si possono ammirare le soluzioni proposte da Michelangelo, Andrea da Sangallo, il Sansovino e altri, oltre ad un modellino della cupola dello stesso Brunelleschi,agli studi di tutti gli architetti interessati nella costruzione e gli strumenti dell’epoca.
LA ROCCHETTA MATTEI
Grizzana Morandi Grizzana Morandi (BO)
Situato nel comune di Grizzana Morandi, a circa 1 km da Riola, la Rocchetta Mattei  è un affascinante castello in stile moresco ispirato alle città andaluse,  edificato nel 1850 dal Conte Cesare Mattei sulle rovine di un antico maniero risalente al 1200; durante la sua vita il Conte ha modificato più volte la struttura trasformandola in  un intreccio di stanze di diversi stili che possiamo ammirare oggi. 
Sicuramente la Rocchetta Mattei è una costruzione unica nel suo genere e questa sua unicità la nota già dall’esterno osservandone le cupole dorate e le sue guglie che ricordano un castello delle fiabe. 
Non a caso  tra le stanze di questo monumento hanno girato anche alcune scene di film importanti, come Balsamus, l’uomo di Satana (1968) di Pupi Avati e l’Enrico IV (1984) di Marco Bellocchio.

Entrare nel castello vuol dire entrare nella vita del Conte Mattei,  che la costruì con lo scopo di  essere la culla della sua invenzione, l' Elettro-Omeopatia, una pseudo medicina che, con l'utilizzo di erbe naturali ed un metodo di preparazione segreto, avrebbe dovuto curare l'uomo da ogni suo male.
Attraverso le guide si può percorrere la struttura nella parti restaurate e scoprire come ogni stanza abbia un preciso scopo o significato e di come il conte riuscisse a stupire i visitatori attraverso semplici trucchi ottici come nel caso della cappella che è costruita ad imitazione della Cattedrale di Cordova.
Le stanze, i corridoi, le torri sono tutte progettate per avere essere sovrapponibili alle piante astronomiche e  capaci di catturare tutta l'energia necessaria per creare le medicine elettro-omeopatiche che il conte preparava nel castello stesso.
Questa mania mistica di Cesare Mattei ha portato la Rocchetta a sembrare la costruzione di una mente folle, ma proprio questa sua caratteristica è la sua unicità.

Nel 1989 il castello venne chiuso ed abbandonato a causa degli alti costi di gestione, fino a quando nel 2005 venne acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna che lo restaurò, aprendolo al pubblico nel 2015 sotto la gestione del comune di Grizzana Morandi con la collaborazione delle associazioni locali.
La Rocchetta Mattei divenne subito l’emblema della Valle del Reno, ed una vera e propria attrazione culturale e turistica che già dopo poche settimane dalla riapertura aveva ricevuto più di 10.000 visitatori.


Per visitare la rocchetta è necessaria al prenotazione e pagare un biglietto ( circa 10€ l’intero) e gli animali non sono ammessi all’interno.
LA RIMINI CHE NON TI ASPETTI
Rimini Rimini (RN)
Sicuramente tutti conoscono Rimini come luogo di villeggiatura, ma pochissimi la conoscono come città piena di storia e monumenti artistici.
Si può entrare dall'Arco Trionfale di Augusto, che è il più antico arco conservato nell’Italia settentrionale che in passato segnava la fine della via Flaminia. Osservando l'arco si nota subito nella parte superiore trionfale è presente una merlatura medievale, aggiunta qualche secolo dopo.
Proseguendo per Corso Augusto si giunte in piazza Tre Martiri (antico foro Romano) che è la più importante piazza della città insieme a piazza Cavour. Si trova sul luogo dell'antico foro romano, posto all'incrocio tra il cardine e il decumano massimo, la si riconosce per la statua di Cesare e a Torre dell'Orologio. Un cippo del XVI secolo riporta il discorso pronunciato da Giulio Cesare dopo il passaggio dal Rubicone.
Da qua si può proseguire fino a piazza Cavour, centro della vita cittadina dal Medioevo, dominata dal Palazzo dell’Arengo. Da qua è obbligo un salto a vedere la vecchia pescheria che è uno dei luoghi più pittoreschi di Rimini. Si tratta di un edificio del 18° secolo caratterizzato da un doppio portico e dei balconi in marmo sui quali viene esposto il pesce. 
Per chi ama il cinema si possono anche seguire i percorsi Felliniani fino a raggiungere il grand Hotel ed immergersi nelle atmosfere di Amarcord...
IL MARE A DICEMBRE
Marina di Ravenna Marina di Ravenna (RA)
Ogni anno, dal 2007, il Bagno Obelix di Marina di Ravenna e dall’associazione ‘Arte in spiaggia’, collaborano per creare il  presepe di sabbia.
Il presepe è composto da  imponenti sculture di sabbia, che possono raggiungere la ragguardevole altezza di oltre tre metri e che richiedono l’utilizzo di 80 tonnellate di sabbia, ed ogni anno attira moltissimi visitatori anche da altre regioni (per avere un idea basta pensare che i visitatori sono passati da 3000 della prima edizione ai 48000 del 2016)
Per creare il presepe negli ultimi anni arrivano artisti da varie nazioni che lavorano febbrilmente per quasi un mese ed alla fine hanno utilizzato solo un sottilissimo strato di colla biologica, spruzzata esclusivamente sulle superfici per ritardare l’evaporazione dell’umidità contenuta nella massa scultorea e permette la sua conservazione per circa quaranta giorni.
Il presepe fa parte del circuito Seguendo la Stella Cometa promosso dalla Regione Emilia-Romagna“ e l’ingresso è libero anche se è richiesta una donazione. Solitamente è visibile dall’inizio di dicembre alla fine di gennaio.
Consigliamo di prendersi una giornata di relax al mare per gustarsi una bella frittura di paranza e farsi una bellissima camminata sulla spiaggia deserta - in inverno - e sulla  Diga Foranea: una strada in mezzo al mare della lunghezza di circa 2,7 km e aperta sui due lati alla fine della quale si raggiunge un piccolo faro .
La diga è anche siti più rilevanti per gli amanti della pesca: grazie alla sua estensione nel mare   offre uno spazio per tutti i gusti e tutte le tecniche di pesca, con la canna o col bilancino, durante l’anno ospita gare nazionale di pesca da riva.
MUSEO GIANNI CAPRONI
Trento Trento (TN)
Poco fuori Trento, adiacente il locale aeroporto situato all'interno di un hangar riadattato si trova il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni.
La collezione, nato nel 1927 su iniziativa dell’ing. Giovanni Battista "Gianni" Caproni (Massone, 3 luglio 1886 – Roma, 27 ottobre 1957) che decise di conservare all’interno delle sue officine alcuni fra i suoi aerei più importanti, anziché procedere alla loro dismissione e al riutilizzo dei materiali per altre costruzioni, rappresenta il più antico museo italiano interamente dedicato al tema dell'aviazione.
Esposti inizialmente a Milano e successivamente spostati in diverse sedi i reperti storici della collezione ottengono la collocazione attuale nel 1992, entrando a far parte della "Rete Trentino Grande Guerra" e dei musei scientifici facenti capo al MUSE-Museo delle Scienze (dal 1999).
Nonostante sia molto piccolo come museo aereonautico (espone una ventina di aerei) è senz'altro da visitare soprattutto per gli appassionati di aereonautica che troveranno alcuni pezzi davvero interessanti tra i quali ben nove velivoli unici al mondo come il BREDA 19.
Per i bambini (e gli adulti) sono inoltre disponibili dei simulatori di volo per insegnargli i rudimenti del volo, mentre i genitori possono perdersi ad ammirare le centinaia di cimeli dei pionieri dell’aviazione, nei primi anni del Novecento, e quelle di piloti e degli apparecchi utilizzati durante gli anni della Grande Guerra e la ricostruzione dello studio di Gianni Caproni.
I prezzi di accesso al museo sono molto contenuti e si raggiunge facilmente in auto, anche se purtroppo non è raggiunto da alcuna linea urbana.
Per finire, all'entrata del museo ci saluta un bellissimo F-104G che ha prestato servizio con il 4°, 53° e 5° Stormo e funge da monumento.
LA PERLA DEL LAGO DI GARDA
Sirmione Sirmione (BS)
Sirmione è situata su di una penisola che si addentra per quattro chilometri nel lago e custodisce sulla sua punta un vero e proprio tesoro artistico: la punta della penisola è, infatti, occupata dai resti di una grandiosa villa romana (le famose “Grotte di Catullo”), inseriti in un ambiente naturale di grande bellezza.
Dopo il periodo romano che vide un grande sviluppo della penisola, durante il dominio degli Scaligeri si Sirmione ha un momento di prosperità: nel XIII secolo sia Federico II nel 1220 che Corradino di Svevia nel 1267 confermarono ed estesero i privilegi fiscali e le concessioni rilasciate al Comune, confermando i fidecommissi imperiali.
Sempre nel XIII secolo si data la costruzione del Castrello o “Rocca Scaligera”, tuttora considerato il più bello tra i castelli superstiti dell’età scaligera.
Oltre alla “Rocca Scaligera” da vedere la piccola chiesa di San Pietro in Mavino che, dedicata all'apostolo Pietro, risulta già edificata nel VIII secolo; All'interno gli affreschi delle tre absidi risalgono al XII secolo, mentre quelli alle pareti sono del Cinquecento. L'edificio si trova sul punto più alto della penisola e probabilmente prende il nome dal latino summa vinea, ovvero vigna collocata sulla sommità, da cui Mavino.
Tra i personaggi illustri e famosi che vissero in epoca moderna a Sirmione vi fu il soprano Maria Callas e la villa, dove visse tra il 1950 ed il 1959 con il marito, è ancora visibile dalla strada.
Le  "Grotte di Catullo" sono una domus romana edificata tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. sulla punta della penisola di Sirmione. 
Il castello scaligero è una rocca a guardia dell'unico punto d'accesso meridionale al centro storico il cui maschio è alto quarantasette metri
Tra le meraviglie naturali da vedere merita sicuramente una nota di attenzione "Jamaica Beach": una spiaggia fatta di grandi pietre naturali levigate dall'acqua nel corso dei millenni dove l'acqua ha colori tra il verde e l'azzurro e mancano solo i pesci tropicali. La spiaggia si raggiunge tramite una bellissima camminata sul lungo lago oppure tramite una passeggiata panoramica.
GRANDUCATO DI MONTEPAGANO
Montepagano Montepagano (TE)
Il nome di Montepagano deriva dalle parole latine “mons” e “pagus” e significa villaggio sul monte, in relazione alla sua posizione sulla collina.
La storia che racchiude questo piccolo borgo è inversamente proporzionale alle su dimensioni: Montepagano è,infatti, la frazione più nota, antica e nobile, sia per la storia che per la ricchezza dei monumenti che possiede ed ex sede del comune dall’Unità d’Italia fino al 1927.
Posizionato su di una collina a 289 m s.l.m permette di ammirare un paesaggio mozzafiato: da un lato il mare con l'affaccio sopra Roseto che dista solamente 6 Km, dall'altro lato le colline ed i vigneti.
Si visita tranquillamente in mezza giornata passeggiando per le vie tranquille e piene di storia dove si possono trovare affisse delle poesie.
Montepaganotestimonia nell’assetto urbanistico e nei resti architettonici l’origine della sua fondazione medioevale risalente secoli XI-XII: l’abitato è circoscritto da alte mura, disposto secondo lo schema a fuso.
La Porta da Borea è uno dei resti più importanti dell’imponente cinta di mura medievale che circondava il castello e il centro abitato.
Purtroppo il monumento simbolo, il campanile risalente al 1400 ed alto 40m, è rimasto danneggiato dal terremoto dell' ottobre 2016 ed è ancora puntellato  (settembre 2017) per la mancanza dei fonti per il recupero.
Il piccolo borgo è anche sede di diversi eventi tra come il Concorso Nazionale di Poesia Inedita "Montepagano" o la Mostra dei Vini di Montepagano che si organizza solitamente ad agosto.
UNA BELLISSIMA PICCOLA CASCATA
Le grotte di Labante Le grotte di Labante (BO)
Oltre ai Gessi bolognesi sull'Appennino, nel territorio del Comune di Castel D'Aiano, nella Valle dell'Aneva, in località San Cristoforo di Labante, si trova un interessante fenomeno carsico: le grotte di Labante. Si narra che la necropoli etrusca di Misa di Marzabotto ed anche le tombe etrusche che si trovano a Bologna nei Giardini Margherita siano state fatte con il travertino ricavato da questo magico posto.
Questo complesso caresico rappresenta le più grandi grotte di travertino in Italia e forse anche d'Europa, dall'alto valore scientifico.
La grotta ha una lunghezza di 54m ed un dislivello di 15 ed insieme alla sorgente di San Cristoforo da luogo a una spettacolare cascata naturale. Proprio l'acqua che sgorga, ricca di sali di calcio, concorre alla formazione dei travertini che venivano estratti già in epoca romana e che danno il soprannome di "Sorgenti Pietrificanti".
La sorgente di San Cristoforo (che si trova a 622m s.l.m) è dotata di una portata media estiva di 11,2 l/s e rappresenta un'importante fonte di approvvigionamento idrico, tanto che dal 1986 concorre ad alimentare la rete dell'acquedotto dei comuni di Castel d'Aiano e Vergato.
Una parte di quest'acqua viene usata per alimentare un antico lavatoio che è ancora visibile nei pressi della chiesa e la cascata che genera il fenomeno carsico, costruendosi così il letto dove scorrere strato dopo strato.
La gita alle grotte di Labante è fattibile per tutti, così come i sentieri che da essa si diramano nelle varie direzioni, tra boshi lussureggianti di faggi e castagni secolari, ove si celano antichi rifugi selvaggi e morbide colline, dove si possono trovare luoghi incantevoli per un pic-nic in un giorno di festa.

FERRARA: DA CITTADELLA MEDIOEVALE A OPERA RINASCIMENTALE
Ferrara Ferrara (FE)
Alla famiglia d'Este si deve l'ambizioso progetto urbanistico (definito Addizione Erculea) che trasformò Ferrara da cittadella medioevale in una vera e propria opera rinascimentale che portò in città grandi umanisti e artisti del calibro di Leon Battista Alberti, Piero della Francesca e Tiziano, nonchè letterati come Boiardo, Ariosto e Tasso che ne scrissero versi eccellenti per omaggiare i duchi d'Este.
Il centro storico è un esempio di città medioevale, costellato da numerosi monumenti, chiese, chiostri, strade storiche e palazzi, dove tra tutti spicca il Castello Estense.
Chiamato anche San Michele, il Castello Estense è il monumento più rappresentativo della città di Ferrara, costruito dopo che nel 1385, una pericolosa rivolta convinse Niccolò II d’Este della necessità di erigere una poderosa difesa per sé e la sua famiglia.
Dal castello, ci si dirige verso la cattedrale di San Giorgio Martire, passando difronte alla statua del Savonarola.
La cattedrale sorge al centro della città, di fronte al Palazzo Comunale, a fianco della antica Piazza delle Erbe (ora si chiama Piazza Trento e Trieste); stando all’iscrizione latina posta sul portale principale i lavori di costruzione ebbero inizio nel 1135. L’8 maggio 1177 papa Alessandro III consacrò l’altare maggiore dietro al quale dieci anni dopo venne sepolto papa Urbano III.
Il Palazzo Municipale di Ferrara fu residenza ducale degli Este fino al XVI secolo, quando la corte si trasferì al vicino Castello Estense.
Attraverso il Volto del Cavallo si accede nel Cortile ducale (ora Piazza del Municipio) dove si può ammirare lo scalone d'onore (1481) realizzato su progetto di Pietro Benvenuto degli Ordini e la ex Cappella di Corte, ora Sala Estense utilizzata prevalentemente per conferenze e spettacoli.
Piazza delle Erbe (odierna Piazza Trento e Trieste) fu costruita nel medioevo,quando fu eretta la cattedrale e, da quel momento, la piazza assunse il valore di centro cittadino fondamentale.
Sul lato sud, oltre ad edifici privati, si trova il Palazzo della Ragione che in epoca comunale era adibito allo svolgimento della pubblica amministrazione della vita cittadina.
Proseguendo lungo Corso Ercole I d'Este si arriva al palazzo dei diamantiche è oggi uno spazio espositivo di proprietà del Comune di Ferrara adibito a importanti mostre di rilievo internazionale.
Un periodo particolarmente bello per visitare Ferrara è durante Ferrara Buskers Festival, la Rassegna Internazionale del musicista ed artisti  di strada che si tiene solitamente dopo la metà di agosto.
SPELLO È UN INCANTO UNA CARTOLINA
Spello Spello (PG)
Spello, ritenuta il “gioiello dell’Umbria, si colloca ai piedi del monte Subasio, ed è una stupenda cittadina che conserva nei suoi vicoli riempiti di fiori, nelle sue case e nei suoi palazzi una bellezza unica che si può ammirare semplicemente percorrendola.
Tra le varie cose da vedere vi è la Chiesa di Santa Maria Maggiore che custodisce una cappella interamente affrescata da Pintoricchio, su commissione di Troilo Baglioni. La chiesa ebbe origine sui resti di un precedente tempio pagano dedicato a Giunone e Vesta e ci sono molti elementi ( come le colonne all'esterno) a simboleggiare la storia della chiesa.
Le Torri di Properzio ( due torri a base dodecagonale) racchiudono invece la Porta Venere, l'imponente porta d'accesso alla Spello romana del periodo augusteo; da qui si può ammirare un panorama mozzafiato.
La Chiesa di Sant'Andrea, le cui prime notizie della chiesa risalgono al 1025, conserva la Cappella del Battistero la quale fu fatta affrescare dai Baglioni a Spello, ancor prima dell'intervento del Pinturicchio in quella di Santa Maria Maggiore. Sempre del Pinturicchio è conservata nel transetto destro la tempera su tavola ( dipinta con aiuto di Eusebio da San Giorgio e Giovanni di Francesco Ciambella): Madonna con Bambino, San Lorenzo, San Francesco, San Ludovico, Sant'Andrea Apostolo e Giovannino (1507-1508).
La Porta Consolare (I° secolo A.C.) rappresenta la porta d'ingresso principale della città e la cinta muraria che racchiude la città rappresenta uno degli esempi di cinta augustea meglio conservati in Italia.
Spello è un incanto una cartolina... ogni angolo è una scoperta ,curata nei minimi particolari!!! Tante botteghe, migliaia di piante e fiori ornano questo borgo!!!!
BOLCA
Bolca Bolca (VR)
Bolca è località famosa in tutto il mondo per la pesciaia, la cava dove sono stati estratti i più spettacolari reperti fossili di pesci e piante che si trovano in numerosi musei.
A cura della Pro Loco di Bolca sono stati segnalati alcuni itinerari che permettono di conoscere gli aspetti più interessanti della zona, soprattutto per i profili paesaggistici e naturalistici oltreché geologici e paleontologici.
Le passeggiate si intersecano e si possono combianare in vari modi; i sentieri attorno a Bolca sono attualmente in cattivo stato di manutenzione e la segnaletica risulta ovunque insufficiente o inesistente.
I sentieri sono: SENTIERO ROSSO ( circa 1 ora), SENTIERO BLU (circa 2 ore), SENTIERO VERDE (circa 3 ore), SENTIERO VIOLA (circa 4 ore), SENTIERO CICLAMINO (circa 5 ore), SENTIERO ARANCIONE (circa 5 ore).
Come detto i sentieri non sono ben segnati, così noi abbiamo optato per un pezzo del sentiero rosso fino al monte purga (un antico vulcano attivo circa 50 milioni di anni fa da cui si gode un bellissimo panorama di 360° che spazia dalla Vallata dell’Alpone, alla Valle del Chiampo, dalla pianura Veneta, alle piccole e grandi Dolomiti, dalla montagna di S. Bortolo e Campofontana  alla zona del Monte Pergo)  e un pezzo del sentiero ciclamino, per poi andare alla pesciare per l'ora dell' apertura.
Per raggiungere la pesciara si deve percorrere una strada sterrata a piedi per circa 1,5Km.
La Pesciara di Bolca è il più famoso giacimento fossilifero, posto a circa 2 km da Bolca, da cui si sono estratti migliaia di pesci. Le sue rocce calcaree sono espressione di un'antica laguna tropicale dell'Eocene, di circa 48 milioni di anni fa, popolata non solo da pesci ma anche da molluschi bivalvi e gasteropodi; frequenti sono anche le alghe e i resti vegetali provenienti da una flora di tipo continentale, così come gli insetti. La Pesciara, in rapporto all'intero versante montuoso, dal punto di vista geologico è un grosso olistolite calcareo immerso in un deposito di tufite. La caduta di tale blocco avvenne nell'Eocene, quando l'area di Bolca e della Lessinia era ancora occupata dalle lagune tropicali, con un fondale basso di pochi metri. Poco più tardi, sempre nell'Eocene, l'area compresa tra la Valle dell'Alpone e del Chiampo fu interessata da un abbassamento del fondale marino lungo due fratture (faglie) parallele ai torrenti Alpone e Chiampo (chiamato Graben dell'Alpone-Chiampo) e da una attività vulcanica che formò delle colate di lava sottomarine e subaeree. Le ripide scarpate del Graben causarono il crollo di blocchi calcarei che si erano formati nella laguna tropicale della Pesciara, assieme a sedimenti e a filoni provenienti da eruzioni vulcaniche. Nei calcari lastriformi della Pesciara sono contenuti numerosi pesci alternati a strati sterili, in cinque livelli, per uno spessore complessivo di 19 metri: sono stati cavati migliaia di pesci costieri, sia cartilaginei, sia ossei, che presentano molte affinità con forme viventi oggi nell'Oceano Indo-Pacifico. La famiglia Cerato, di Bolca, da quasi duecento anni scava il giacimento della Pesciara, che è di sua proprietà.
La visita guidata alla pesciara è molto interessante sia per i bambini che per gli adulti.

LE SALSE DI NIRANO
 Fiorano Modenese Fiorano Modenese (MO)
Immaginate dei vulcani in miniatura, sostituite la lava con il fango ed il gioco è fatto!

Il fenomeno delle salse eruttive, descritto per la prima volta da Plinio il Vecchio intorno al 50 d.C., trova una delle sue massime espressioni nei pressi di Modena, nella Riserva Naturale delle Salse di Nirano; intorno ai camini eruttivi il paesaggio sembra uscito da un film di fantascienza: cumuli di grigia terra che in alcuni punti sembra sbriciolata ed in altri è umida e molliccia. Nel silenzio della natura, vicino alle sorgenti, si sentono i "Blop Blop" delle bolle di gas che risalgono portanto con loro il grigio fango argilloso.

Le salse eruttive sono infatti dovute alla risalita di fanghi argillosi salmastri, che nel tempo edificano le strutture a cono che tanto ricordano gli edifici vulcanici. Il termine salsa deriva dall’estrema sintesi della descrizione del fenomeno stesso: “risalita di acque salmastre”, che diviene “sorgenti salmastre” ed, infine, “salse”.

La riserva naturale delle salse di Nirano (completamente gratuita) si estende sulle prime pendici dell'Appennino Modenese, incorniciata dal tipico paesaggio appenninico a calanchi, ed è il complesso delle salse più importante d'Italia e uno tra i più complessi d'Europa; diversi sono i percorsi che si possono fare all'interno del parco e la loro percorrenza varia dai 30 minuti alle 2 ore, e non presentano particolari difficoltà.
L'accesso alla Riserva Naturale delle Salse di Nirano si trova nella localita Torre Oca del comune di Fiorano, a circa 4 km da Maranello. In auto, dall'autostrada A1 uscire a Modena Nord e proseguire per Maranello, seguendo le indicazioni per la riserva.

Come già detto  le Salse del modenese sono già ricordate da Plinio il Vecchio nel secolo I d.C., che nella sua opera "Naturalis Historia" parlò dello "...scontro di due monti che poi tornavano ad allontanarsi con grande frastuono, fiamme e fumo...".
A partire dal '600 le Salse furono oggetto di studi più approfonditi, spesso ancora conditi con descrizioni apocalittiche e coloriture fantastiche. Anche l'abate Antonio Stoppani nel 1864-1865 nella celebre edizione novecentesca del "Bel Paese" ne diede una sua descrizione,
IL VITTORIALE DEGLI ITALIANI
Gardone Riviera Gardone Riviera (BS)
Gabriele d'Annunzio rappresenta di certo l'autore Italiano più internazionale, l’uomo italiano più vicino alla cultura europea del suo tempo.  La sua vita fu una ricerca continua di piacere ed estetica ed il Vittoriale rispecchia più di gni altra sua opera la sua anima.
Il Vittoriale degli italiani fu voluto dallo stesso d'Annunzio a testimonianza del suo “vivere inimitabile”.
Una vera e propria cittadella monumentale che si estende per circa 9 ettari, situata a Gardone Riviera, vicino a Salò il questo "monumento" rappresenta un luogo unico al mondo, che a tratti riporta il visitatore nei tempi in cui visse il poeta. Un luogo da visitare con calma, immergendosi nella tranquillità del parco, lasciandosi affascinare dalla nave maestosità della prua della nave Puglia, ririvento l'eleganza ( e l'esagerazione) dannunziana all'interno del museo segreto.
All'interno del Vittoriale si può scoprire il reale peso di Gabriele D'Annunzio nella storia Italiana e scindere il mito dalla realtà.
Anche se il costo del biglietto sembra alto ( dagli 8 ai 16 euro a seconda della visita che si vuol fare) con questa cifra si riesce a passare una bella mezza giornata in un posto che incanta.

UN'ALTRA PICCOLA VENEZIA
Comacchio Comacchio (FE)
Comacchio è il centro storico più originale ed affascinante nel Parco Delta del Po. 
Erede dell'antica Spina, a lungo contesa da ferraresi e ravennati, da Papi e Imperatori, ha origini antichissime: i primi insediamenti, non autoctoni, risalgono al VI sec. a. C.
Pesca, vallicoltura, produzione del sale furono la fonte della sua floridezza e anche dei suoi rovesci, a causa dei conflitti che la opposero a Venezia.
Dopo l'epoca estense, durante il dominio dello Stato Pontificio, la città rinacque, tanto che i più felici interventi architettonici e monumentali risalgono proprio al Sei-Settecento.
Per arriare a Comacchio il metodo più comodo è sicuramente tramite in auto: per chi viene da fuori prendere la A13 uscita Ferrara Sud, quindi ilraccordo autostradale Ferrara- Porto Garibaldi (una lunga strada che sembra non finire mai).
Per chi piace mangiare il pesce le specialità sono l'Anguilla delle Valli di Comacchio e le Acquadelle marinate.

Il centro storico di Comacchio è suggestivo e sembra di essere in una piccola Venezia.
La basilica di San Cassiano è la chiesa principale di Comacchio, la struttura attuale è quella dovuta alla  ricostruzione fatta nel  1740 quando si decise di demolire la vecchia chiesa (del 708) per ricostruirla.
Il complesso architettonico dei Trepponti è il simbolo più famoso della città. Chiamato anche Ponte Pallotta, venne edificato intorno al 16338 ed era la porta fortificata della città per chi proveniva dal mare lungo il canale navigabile.
La volta del Trepponti funge da crocevia per quattro canali che da qui si dipartono per la città, circondandola e attraversandola, detti Sant'Agostino, Borgo, San Pietro e Salara. Di fronte al ponte si colloca l'antica Pescheria. 
Più avanti si trova il cosiddetto Ponte degli Sbirri, poiché eretto a fianco delle prigioni nel '600.
Lunco i canali si dipanano molti ristorantini che offrono tutti il prodotto tipico l'anguilla marinata, sena tralasciare frutti di mare, pasta, pane ferrarese e fritti.
OLTRE AL PONTE LA GRAPPA
Bassano Bassano (VI)
Il ponte vecchio, o ponte degli alpini, è uno dei luoghi più affascinanti e romantici d'Italia.
Distrutto molte volte dalla furia del fiume o dell'uomo è sempre stato ricostruito secondo le tecniche ed il progetto del Palladio del 1569, che risolse in maniera geniale ed altamente scenografica il passaggio sul fiume sul quale esistevano precedenti manufatti duecenteschi.
Dopo la seconda guerra mondiale venne ricostruito a cura dell'Associazione Nazionale Alpini e da allora prese l'attributo di 'Ponte degli Alpini' a consolidare la tradizione e l'affetto caro ai soldati già dalla prima guerra mondiale.
Il museo della Grappa Poli è un simpatico museo che illustra la storia della produzione della grappa dalla spremitura delle vinacce alla distillazione all'affinamento: si può ammirare tutto il processo della grappa dal grappolo,alla spremitura,alla raffinazione,all'invecchiamento (in botti di rovere) ed infine all'imbottigliamento.Si possono poi ammirare gli antichi strumenti con i quali veniva prodotta la grappa,infine non manca una fornitissima cantina per intenditori di questo prelibato liquore.
La grapperia Nardini è un locale dove si serve solo "dieta liguida". attiva sin dal 1779 rappresenta la più antica distilleria d’Italia.  Il locale oggi è famoso per i suoi aperitivi molto particolari e gli amari tra i quali ricordiamo il Mezzoemezzo;  la ricetta si trova sul blog ufficiale della Distilleria Nardini.
Dall'altra parte del ponte si trova un bar dal quale si accede al museo degli alpini al costo di 1€ (giugno 
2015) con tanto di audioguida. Il Museo degli Alpini di Bassano offre un'interessante opportunità culturale per ritrovare e ripercorrere i fili della memoria: gli alpini portano infatti con sé un patrimonio di storia, valori e sentimenti, che accomuna profondamente tutto il popolo italiano. Una cultura che trova un punto di riferimento importante nella nostra città, da sempre legata alla storia di questo corpo militare: il museo a loro dedicato, tappa d'obbligo per chi passa per il Ponte vecchio, ne rappresenta una significativa conferma, ben documentata da questo nuovissimo catalogo. 
Il Tempio Ossario di Bassano del Grappa è un sacrario militare e raccoglie i resti dei soldati morti nella Prima Guerra Mondiale, questo è un luogo sacro due volte essendo allo stesso tempo Chiesa e Sacrario. Nel Sacrario sono tumulati 5405 soldati.Esternamente il Tempio, costruito in stile gotico veneziano, con tracce di romanico, si presenta massiccio ma armonioso nel suo insieme, e piacevole.
Piazza Libertà, un tempo "piazza dei Signori", è la vetrina del passeggio domenicale. Ottenuta con il 
riempimento del fossato che cingeva la seconda cerchia di mura di Bassano, fu chiamata dapprima piazza San Giovanni, dal nome della chiesa che vi era sorta nel 1308. La piazza oggi è il punto nodale della città dove convergono le principali vie del centro. Ad est della piazza Libertà si trova piazza Garibaldi. La consuetudine bassanese chiama questa piazza "piazza della Fontana" o "piazza delle Erbe", perché per secoli vi si è tenuto il mercato degli ortaggi. Piazza Garibaldi  è sovrastata dalla Torre Civica che domina l'intero centro storico. Di fronte, la chiesa di San Francesco in stile romano-gotico, la cui facciata è caratterizzata dal bell'affresco con l'Annunciazione.

NON SOLO LA CITTÀ DEGLI SCACCHI
Marostica Marostica (VI)
Si racconta che nel 1454 due giovani della zona decisero di sfidarsi in duello per contendersi l’amore  e la mano della bellissima Lionora, figlia di Taddeo Parisio, Castellano di Marostica. I due, Rinaldo d’Angarano  e Vieri da Vallonara, si sarebbero affrontati con la spada se non fosse stato per l’intervento di Taddeo che  decise, per evitare spargimenti inutili di sangue, di applicare un editto di Cangrande della Scala signore di  Verona, e acquisito poi dalla Repubblica di Venezia, che concedeva di disputare, al posto del duello, una  partita a scacchi. Taddeo, che voleva comunque imparentarsi ad entrambi, decise di dare in sposa a colui che  avesse perso, la figlia minore Oldrada, giovane e bella.
Per fare le cose in grande stile, il Castellano decise far “vivere” la partita davanti al Castello: doveva esser  disputata da persone in carne ed ossa, con veri cavalli, e in un giorno di festa. Lionora, che era segretamente partita scacchiinnamorata di uno dei due ragazzi, aveva fatto sapere al contado che se avesse vinto il suo innamorato il castello si sarebbe acceso. Questa leggenda ha dato origine allo spettacolo che si svolge nella cittadina e rievoca la partia con centinaia di figuranti in costume.
Ma oltre al gioco degli scacchi con in figuranti Marostica offre diverse altre attrattive storiche e monumenti.
Il sentiero dei Carmini dalla Piazza degli Scacchi al Castello Superiore rappresenta una breve passeggiata storica che permette di ammirare gli scorci più caratteristici della cittadina da angolature di grande suggestione. Dopo la visita al centro storico, alla piazza degli scacchi e al Castello del Palazzo Comunale, la salita al Castello Superiore è quasi d'obbligo. E questa passeggiata è, certamente, il modo più corretto per andare a visitare l'anello superiore della cinta muraria medioevale.
La chiesa di Santa Maria Assunta è il principale e più antico luogo di culto di Marostica, con un architettura principalmente di stile barocco. 
Il castello di Marostica è l'insieme dei due castelli, il Castello Superiore ed il Castello Inferiore.
Il castello inferiore. Secondo la tradizione, la costruzione del mastio (il torrione del Castello Inferiore) a sud del Doglione (già esistente) viene attribuita a Cangrande . Questa grande e possente torre farà, secondo alcuni autori, parte integrante nella costruzione del Castello Inferiore successivamente e precisamente al periodo delle realizzazioni di  Mastino II, quindi dopo il 1339, quando il complesso fortificato sarà completato con il recinto quadrangolare e la costruzione di altre strutture chiuse, al suo interno. La costruzione del Mastio e del Castello Inferiore oltre all’aspetto prettamente difensivo e oltre all’attuazione di un maggior controllo daziario dei transiti commerciali prima svolti dal Doglione, significò anche valorizzare  tutto lo spazio esistente tra questa nuova struttura e il Doglione  stesso costituendo un ampio spazio come la Piazza.  Questo spazio poi aveva anche il grande vantaggio della presenza della Roza (o Roggia, in dialetto rosta) canalizzata poi nel 1430. Le acque provenienti dal territorio di Val d’Inverno costeggiando Vallonara scendevano  nell’odierna Via Maggiore Morello, poi Via 2 Rogge, e Campo Marzio ed entravano poi entro il perimetro cittadino poco al di sopra del torresino successivo alla Porta Bassanese. Quindi fluivano sotto Via Rialto e Via Carmini, quindi  scendevano per Via XXV Maggio e  Via Vaienti, uscendo poi dalla cerchia muraria nei pressi di Porta Vicenza. Prima di uscire venivano incanalate per il fossato delle mura e del Castello Inferiore. Questa Roza garantiva quindi l’approvvigionamento idrico per gli abitanti, per gli animali e le greggi in transito, per attività agricole o artigianali. La sua importanza proseguì da allora fino a tutto l’Ottocento, favorendo anche la nascita delle successive attività produttive.
Il Castello Superiore sorge su una torre di ben più lunga storia. Sul punto più alto del colle Pausolino fu costruita, in epoca romana, una fortificazione che a Sud controllava la via da Vicenza, ad Est la via di Bassano ed ad Ovest quella di Breganze. La stessa costruzione fu utilizzata anche in epoca medievale, ed infatti documenti storici riportano che nel 1262 sul colle esisteva una torre "tribus spondis".
E' sulla stessa torre che Cangrande della Scala fece costruire il Castello Superiore, a base quadrata con quattro torresini ai lati ed una grande torre centrale. Al suo interno si può ancora vedere il vecchio pozzo, ma oltre a questo sorgeva anche un mulino ed una chiesa.

LAGO DELLA NINFA
Sestola Sestola (MO)
Narra la leggenda che  un giovane cacciatore un giorno giunse alle rive del Lago della Ninfa. Stanco, si sedette per rinfrescarsi il volto con l’acqua, quand’ecco un’apparizione incredibile affascinò la sua vista. Sull’altra riva del lago era apparsa una fanciulla incredibilmente bella, che guardò il cacciatore fissandolo con i suoi occhi stranamente verdi. Il ragazzo ne rimase sconcertato e l’amore divampò in lui immediatamente. La giovane guardò ancora il cacciatore, rise e si allontanò, scomparendo rapidamente. Allora egli la rincorse affannosamente, in un vano inseguimento. Ai carbonai che incontrava chiedeva notizie. “E’ la ninfa che si pettina al sole” rispondevano i carbonai, “una creatura malefica”. “Guai a chi si innamora di lei: è perduto!”. Così dicevano i carbonai, ma il giovane non credette loro. Ritornò il giorno successivo al lago, ed ecco che ancora la creatura meravigliosa gli apparve sull’altra sponda. Così accadde per vari giorni; ma una volta il giovane, non sopportando più quel gioco crudele, le urlò il suo amore. Essa allora lo guardò a lungo con i suoi occhi verdi trasparenti e gettò sul lago per magia un iridescente ponte di cristallo, indirizzando al giovane un canto dolcissimo. Il cacciatore si lanciò incontro alla bella ed era già a metà del ponte, quando questo si dissolse ed il promesso bacio della fanciulla ebbe il sapore delle gelide acque del lago. La morte del giovane riportò il silenzio sugli alti prati dominati da aspre montagne. I carbonai commentarono variamente l’accaduto. Alcuni dissero che la ninfa, per punizione, era stata tramutata in dura roccia. Altri invece affermarono che la fanciulla si pentì e, disperata, volle affidarsi all’innamorato nello stesso abbraccio di morte: si tuffò, anch’essa nelle acque ghiacciate e morì. Da allora avviene, talvolta, che si possano vedere sulla superficie del lago, fluttuare due nuvolette vicine. 
La visita al suggestivo e piccolo è un modo simpatico per passare una domenica in mezzo alla natura o alla ricerca di funghi.
Oltre alle escursioni che si possono fare tra i boschi durante l'inverno, con la neve, sono presenti piste da sci e atrezzature per lo sport oltre al Adventure Park.
Per chi volesse mangiare fuori, oltre al rifugio presso il lago, lungo la strada vi sono molti ristoranti tipici. Noi consigliamo l'albergo ristoranre "Gabriella" a Canevare di Fanano, vicino al lago.
Si può poi terminare la gita con una puntatina al passo del lupo oppure in uno dei paesi vicini (fanano è molto suggestivo durante la festa della castagna.
UN POLMONE VERDE ALLE PORTE DI VERONA
Verona Verona (VR)
La parte Sud, che prende il nome di "Parco dell'Adige Sud", comprende oltre 1 milione e 400 mila metri quadrati e va da località Boschetto fino al fondo agricolo comunale di Giarol Grande, includendo l'isola del Pestrino, il Lazzaretto ed il Parco pubblico Bernini Buri.
Si tratta di un’area naturale protetta di interesse locale che propone un’interessante itinerario per studenti, insegnanti e famiglie alla scoperta della flora e della fauna cittadina.
La parte di proprietà comunale del Parco è occupata soprattutto da terreni agricoli che possono sempre essere attraversati a piedi o in bicicletta.
Non si tratta di un parco urbano, ma di un'immensa area verde in parte "selvaggia" e in parte agricola, con una flora molto vasta, situata però vicino al centro storico: basta pensare che da Piazza Bra all'ingresso del Parco Sud, bastano 5 minuti d'auto!
Nel parco Sud, presso la Giarola, è inoltre attiva una fattoria didattica.
Noi siamo partiti dal porto San pancrazio e ci siamo diretti verso il Boschetto.
Il percorso si snoda lungo una via sterrata, ma presenta diversi punti dove ci si può avvicinare all'argine del fiume e proseguire su sentieri immersi tra gli alberi.
La maggior parte degli alberi sono stati piantati per ricreare la vegetazione presente nella Pianura Padana nei secoli passati, il cosiddetto bosco planiziale (in particolare si possono incontrare quercia farnia, ontano nero, olmo campestre).
Lungo il percorso è consigliata una visita a ciò che resta del cinquecentesco Lazzaretto di Verona.
Sempre lungo il percorso si incontra la Diga di Santa Caterina (1922-1924), meno famosa di quella del Chievo sua contemporanea, in disuso dal 1938 quando fu realizzata la centrale di Sorio Nuova.
IL PAESE DAI MURI DIPINTI
Dozza Dozza (BO)
Il paese di Dozza è un'autentica sorpresa per il visitatore che, in cerca del medioevo, si ritrova in un borgo antico a camminare tra opere d'arte moderne: i muri delle sua case ospitano dipinti colorati, realizzati da nomi prestigiosi dell’arte contemporanea.
L’abitato ha conservato la struttura del borgo castellano. Il compatto agglomerato di case che si fronteggiano lungo le antiche strade per terminare sulla piazzetta difronte alla Rocca Sforzesca.
Nella rocca sforzesca ha sede l'Enoteca Regionale dell'Emilia-Romagna (un'associazione che coinvolge oltre 200 produttori di vino, aceto balsamico e distillati) e che merita sicuramente una visita.
Come si consiglia una vistia anche alla piccola chiesa parrocchiale che, costruita sui resti di una antica chiesa romanica ma ristrutturata con la forma attuale intorno alla fine del '400, conserva una lunetta ed un capitello romanici, il cinquecentesco catino battesimale in arenaria scolpito a bassorilievo, un notevole tabernacolo di fine Quattrocento attribuito al Formigine, un prezioso dipinto di Marco Palmezzano da Forlì e pregevoli tele di Giovan Francesco Gessi, Giuseppe Mazzoni, Gaetano Gandolfi, Tribuzio Passerotti. Nelle stanze della canonica è, inoltre, allestito un interessante Museo d’Arte Sacra.
SOAVE: DAL VINO ALLA STORIA
Soave Soave (VR)
Soave è una tranquilla cittadina medioevale dominata dal Castello e circondata interamente da mura merlate alla ghibellina.
Il Castello di Soave è una tipica costruzione militare del Medio Evo e domina la vasta pianura sottostante. Le mura vennero costruite nel 1369 per volontà di Cansignorio della Scala e raccolgono al loro interno il nucleo storico di Soave. All'interno della cinta si può rivivere il clima e l'aria del medioevo, anche grazie agli edifici tenuti molto bene.
Da Piazza Antenna, in pieno centro del paese, si può raggiungere, tramite un percorso lungo una strada medioevale il castello.
Sempre in piazza Antenna si può ammirare il bellissimo Palazzo di giustizia, un edificio con loggia a quattro arcate, edificato nel 1375; oggi il palazzo ospita un'enoteca .
Visto il luogo consiglio a tutti di fermarsi in uno dei tanti bar in centro ad assaporare i vini tipici della regione, magari accompagnati da un buon tagliere di affettati e salumi.
DA VIGNOLA A MARANO : IL PERCORSO NATURA
Vignola - Marano Vignola - Marano (MO)
A Vignola il Percorso Sole (denominazione originaria del primo tratto realizzato del percorso Natura) segue il Panaro arrivando fino al Ponte di Marano.
Iniziamo dal parcheggio che si trova a Vignola, ai piedi della rocca; da qui, con il sottopassaggio, ci si porta sulla parte di sinistra del fiume e si prosegue fino ad arrivare al ponte di Marano.
Il percoso Natura è un itinerario facile, sia in bicicletta (consigliata una  mountain bike) sia a piedi: la strada è molto e bella ci offre come panorama una vista dall'alto del fiume Panaro, alberi da frutta che crescono lungo il percorso e rigogliosi cespugli di more.
Unico neo che la bellezza della natura, risulti in alcuni punti rovinata dall'inciviltà di persone che hanno abbandonato la loro spazzatura.
Giunti a Marano sul Panaro consigliamo una visita al Parco Fluviale di Marano.
IL PARCO GIARDINO SIGURTÀ
Valeggio sul Mincio Valeggio sul Mincio (VR)
Sebbene il prezzo del biglietto di ingresso sia di 12,00€ per gli adulti, dopo le 2/3 ore che richiede normalmente la visita si arriva alla conclusione che non siano soldi sprecati e che il prezzo non sia nemmeno troppo elevato visto la qualità e la pulizia del parco.
Il luogo, molto curato, offre al viaggiatore un'ampia varietà di paesaggi, e consiglio di percorrere il parco a piedi per apprezzare pienamente i vari luoghi ed il manto erboso, sempre ben tenuto, che invoglia a camminare a piedi nudi.
Bellissimi sono i giardini acquatici, l'eremo con i laghetti, il labirinto, ed il viale delle rose.
Se si vuole trascorrere una giornata immersi nella natura e nel verde, questo è decisamente il posto giusto: ideale per fare camminate o per rilassarsi all'ombra di qualche albero, fiori ovunque, e aree attrezzate per il pic-nic o bar.
Persino i servizi igienici risultano sempre ben tenuti e puliti!
IL PARCO DEI SASSI DI ROCCAMALATINA
Rocca Malatina Rocca Malatina (MO)
I Sassi di Rocca Malatina sono stati una bellissima sorpresa: una zona molto verde con questi roccioni suggestivi belli da visitare, facendo una piccolissima arrampicata, adatta anche ai bambini.
Il parco è condraddistinto da numerose passeggiate da tutti i tipi e durata, tutti ben tenuti e che si immergono in una vegetazione lussureggiante.
Per salire alla croce, stuata sopra uno dei roccioni, si deve pagare 2€ ma col biglietto si può visitare anche il museo del castagno e il centro del parco.
Sulla cima il panorama è mozzafiato, si vedono i falchi(?) volare e lo sguardo può spaziare quasi all'infinito.
Il parco risulta alla fine uno dei più bei parchi degli appennini modenesi ed è consigliato come escursione a tutti, dalla famiglia ai singoli, per passare una bella giornata nella natura.
IL PONTE NATURALE PIÙ GRANDE D'EUROPA
Giare Giare (VR)
Non tutti, forse, sanno che a soli 27 chilometri da Verona c'è un reperto archeologico con 240 milioni di anni di storia. È il Ponte di Veja, uno dei più belli e più grandi d' Europa.In origine era una enorme caverna che ha ospitato i nostri antenati , come testimoniano i preziosi ritrovamenti tra cui incisioni e fossili. 
Il grande ponte che vediamo oggi, alto quasi 30 metri e largo quasi 50, è ciò che resta dopo il crollo del tetto della gigantesca cavera.
Immerso nel verde delle montagne veronesi è il ponte di Veja rappresenta un luogo ideale per 
una domenica all'aperto: lo scenario che si apre presenta tratti mozzafiato ed sito archeologico è tra i più importanti del veronese; peccato che le grotte (con incisioni rupestri risalenti a migliaia di anni fa) non siano completamente visitabili.
A passare sotto il ponte non si può non rimanere impressionati dalla maestosità del luogo e, proseguendo lungo i sentieri, apprezzare un immaginario salto nel passato di migliaia di anni.

A ROVERETO PER RISCOPRIRE LA I° GUERRA MONDIALE
Rovereto Rovereto (TN)
All'interno del quattrocentesco castello di Rovereto è presente un esposizione permanente sulla prima guerra mondiale.
La visita al museo dura circa due ore e risulta interessante anche per la suddivisione in stanze tematiche che offrono una bella occasione per riscoprire una parte della nostra storia di cui si parla poco.
Nella prima sala viene presentata e raccontata la grande trasformazione della guerra e delle armi da Napoleone I alla Grande Guerra; La sala "Il Risorgimento in salotto" si ffronta il racconto del  Risorgimento Italiano attraverso ceramiche, quadri e oggetti che celebrano gli episodi militari e i personaggi che hanno portato all'unificazione italiana.
La terza sala introduce il tema della Prima guerra mondiale e illustra le ragioni per cui il conflitto 1914-1918 fu chiamato “Grande Guerra”: lo sforzo industriale, la mobilitazione di milioni di uomini e di donne al fronte, nelle fabbriche, nelle campagne e nell'assistenza,  lo sviluppo dell'aviazione e i nuovi mezzi di comunicazione, la rivoluzione della propaganda, la violenza sulle popolazioni civili, l'invenzione di nuove terribili armi, i massacri e i genocidi, fino al lutto per i milioni di morti. 
Interessante è la sala è dedicata alla “guerra parallela”, combattuta attraverso la propaganda militare e civile. Un vasto assortimento di materiali a stampa – volantini, giornali, cartoline – documenta il grande sforzo della propaganda finalizzato a sostenere il morale dei propri soldati e abbattere quello delle truppe nemiche, neutralizzare le spinte pacifiste e convincere i civili a sostenere i costi della guerra.
Nella sala è esposto anche un raro esemplare di una macchina a raggi X e materiali sanitari italiani ed austro-ungarici. 
Nel cortile che porta al'esposizione sono presenti numerosi mezzi militare dell'epoca, dai cannoni ai fari per illuminare il cielo.
Anche la location del castello di Rovereto è bella e nel corso del percorso si entra nei torrioni e si cammina sulle mura da dove è possibile, nelle giorante terse, ammirare le montagne ed il paese.
Il museo risutla imperdibile per tutti coloro che sono appassionati di storia.
Il prezzo del biglietto (7,00 €) risulta relativamente basso in rapporto alla quantità di materiale disponibile ed all'interesse che la mostra offre.

IL FORTE WOHLGEMUTH
Rivoli Veronese Rivoli Veronese (VR)
A Rivoli Veronese presso il forte Wohlgemuth è sorto un museo dedicato alla I° Guerra Mondiale. 
Il Forte Wohlgemuth, è una fortezza situata su di un'altura del monte Castello a 227 m di quota.
Originariamente costruito dagli Austro-Ungarici a difesa del confine passò al reggio esercito dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia.
Durante il primo conflitto mondiale, essendo troppo lontano dal fronte questo forte ebbe funzione principale di passaggio per le truppe dirette al confine a combattere.
Oggi il forte è stato recuperato e aperto al pubblico. Ospita il museo di storia militare "Walter Rama".
Per raggiungere il forte si parcheggia in paese e si prosegue a piedi per una quindicina di minuti su di una strada asfaltata fino al forte che rappresenta uno spelndido esempio di fortezza ottocentesca; La vista dal forte risulta una spelndida sorpresa al turista in quando permette di vedere tutta la valle sottostante con il fiume.
Per l'ingresso al forte è necessario pagare un biglietto, ma vi si trovano sempre delle guide turistiche (volontarie) molto preparate che raccontano la storia del forte.
Come detto in precedenza all'intrno del forte si trova un piccolo museo che valica le due guerre mondiali,con cimeli che ricordano i sacrifici soldati. Molto curiosa la stazione postale usata durate la prima e seconda guerra mondiale e l'esposizione dei cannoni che vanno dai pezzi della prima guerra mondiale a quelli della seconda.
Il museo è composto da 5 stanze, anche se quando mi ci sono recato io (giugno 2014) ho visto che stavano lavorando all'ampliamento dello stesso il che mi fa presumere che presto vi saranno altre stanze del museo.

LA CITTÀ MURATA MEDIOEVALE
Montagnana Montagnana (PD)
Oltre che per lo straordinario complesso fortificato, la città si fa apprezzare per il tessuto urbano, fatto di vie e di edifici sorti in periodo rinascimentale e, parte, durante la ripresa economica del XIX secolo.
All'interno del Duomo di Santa Maria, che sorge nella piazza principale, si possono ammirare diversi dipinti tra i quali la splendida Trasfigurazione di Paolo Veronese, tre tavole di Giovanni Buonconsiglio detto il Marescalco e una grande tela votiva di notevole valore documentale riproducente la battaglia di Lepanto (il mio preferito).
Se si ha la fortuna di andare a visitarla durante il "Palio dei 10 comuni" la città medioevale risulta particolarmente affascinante.
Durante tale periodo si può assistere alla ricostruzione delle arti e dei mestieri in auge nel medioevo e alla sera allo spettacolo “Grande Battaglia ed Incendio della Rocca”.
Solitamente il palio ha luogo durante la fine di Agosto e/o l'inizio di Settembre.
Per maggiori informazioni: http://www.palio10comuni.it/
PARCO DELLE CASCATE DI MOLINA
Molina Molina (VR)
Distante una trentina di chilometri dalla città di Verona e raggiungibile in meno di mezz'ora, il parco è gestito dalla pro loco di Molina e vuole essere una piccola palestra per l'educazione all'amore e al rispetto per la natura. 
Per raggiungere il Parco si scende da Molina per una strada lastricata in pietra lunga circa 500m, fiancheggiata da muretti e da lastre in pietra locale ( le famose pietre di Prun della lessinia).
Molina è un piccolo borgo medioevale con numerose case perfettamente restaurate dove si possono osservare i tipici dettagli degli elementi architettonici delle costruzioni della Lessinia, in particolare i tetti coperti da grandi lastre di calcare rosso.
Per accedere al parco si deve pagare un biglietto (5,00€ intero) ma, non appena si entra si capisce che i soldi sono ben spesi e usati per la manutenzione del parco stesso.
Nel parco un sentiero segue il percorso di un torrente, con delle varianti interessanti alla scoperta di grotte e panorami.
IL PORTICO DI SAN LUCA
Bologna Bologna (BO)
Per chi si avvicina a Bologna, da qualunque direzione, il Santuario di San Luca è come un faro che indica la direzione, in quanto è il primo edificio che si scorge. Di certo non è il monumento di maggior interesse artistico a Bologna, ma è un simbolo.
Si consiglia di andare a visitare San Luca partendo dallo stadio di Bologna o da via Saragozza e seguire il percorso che, con un porticato fatto  di oltre 600 arcate, è unico al mondo per la sua lunghezza di quasi quattro chilometri; fu costruito tra il 1674 e il 1721, con il contributo dell'intera cittadinanza.  Il percorso è scandito dalle 15 cappelle dei Misteri del Rosario, e molte lunette recano stemmi e iscrizioni di famiglie e confraternite che parteciparono alla costruzione o al restauro.
La salita risulta facile anche se impegnativa, con una percorrenza media di 45 minuti.
Arrivati alla sommità della collina si può visitare il santuario ed ammirare il panorama che da una parte da sulla città, dall'altra sulle colline.

IL LAGO DI LOPPIO
Nago – Torbole - Mori Nago – Torbole - Mori (TN)
Il lago di Loppio è un vasto bacino lacustre situato nell'incisione valliva fra il gruppo del Monte Bondone e quello del Monte Baldo, fino a 30 anni fa occupata dal Lago di Loppio (che era un lago di estrema bellezza) poi prosciugata. Sul fondo dell'antico bacino lacustre è ora sviluppata una vegetazione molto ricca di praterie umide e palustri, in mezzo alle quali si va diffondendo il salice bianco. Questa mescolare tra natura e opera dell’uomo ha dato origine ad un ecosistema davvero affascinante.
Vi è un percorso che si snoda intorno a quello che rimane del lago e che porta in zone particolarmente interessanti da un punto di vista paesaggistico e storico come ’Isola di Sant’Andrea, su cui la Sezione Archeologica del Museo Civico di Rovereto conduce regolari campagne di scavo. Le indagini archeologiche, a tutt'oggi in corso, hanno portato alla scoperta di un sito archeologico pluristratificato, con testimonianze che vanno dalla preistoria all'epoca tardoantica a quella medievale, per giungere fino alla Prima Guerra Mondiale.
Il lago è, in qualità di biotopo, la più estesa area palustre del Trentino e presenta forti variazioni del livello dell'acqua: salici, pioppi, betulle e ontani si mescolano a cannucce d'acqua che danno riparo a folaghe, germani reali, piccoli anfibi e altro ancora; l'area protetta occupa una superficie di 112 ettari, nei comuni di Mori e Nago-Torbole.
L’escursione non è particolarmente impegnativa: si può parcheggiare l’auto nei pressi del lago e seguire a piedi la strada asfaltata riservata a pedoni e bici, per poi proseguire in mezzo ai boschi che si inerpicano sulla parete della montagna.

IL SANTUARIO INCASTONATO NELLA ROCCIA
Santuario Madonna della Corona Santuario Madonna della Corona (VR)
Madonna della Corona è una chiesa-eremo incastonata nella roccia dal quale si può osservare una bellissima vista sulla Val d’Adige. Ci sono due modi per arrivarvi: il primo da Spiazzi, il secondo da Brentino Belluno.
Nel primo caso si arriva al paese di spiazzi, dove si parcheggia l’auto, e da qui si prende un sentiero che scende per circa 15-20 min di cammino senza particolari difficoltà (c'è anche servizio navetta) fino al cuore del Santuario di Manonna della Corona. 
Per gli appassionati di montagna, invece si arriva a Brentino Belluno e si parcheggia nei pressi di piazza Rosmini, quindi si segue un percorso che in 2 orette buone di buon cammino arriva direttamente al santuario attraversando un percorso che passa per i boschi fino a costone sulla roccia.
Nulla vieta i più pigri di seguire altri sentieri partendo da Spiazzi che passano per i boschi: nella discesa, infatti, vi sono diverse indicazioni di sentieri più o meno difficili che consiglio vivamente di fare; alcuni di questi (sebbene difficili) permettono di ammirare dei paesaggi molto suggestivi dalle pareti del monte baldo.
SI consiglia una visita al santuario che ospita ambienti molto suggestivi (ricordo che trattandosi di un luogo sacro si consiglia un abbigliamento adeguato).
DA BORGHETTO LUNGO IL MINCIO
Borghetto sul Mincio Borghetto sul Mincio (VR)
Non deve stupire che Borghetto sul Mincio sia incluso nella lista de "I Borghi più Belli d'Italia".
Al visitatore che ha intenzione di andarvi, consiglio di parcheggiare presso il Ponte Visconteo e quindi dirigersi a piedi lungo la strada in direzione del borgo antico che risulta essere un paesetto-museo, molto caratteristico, curato e romantico. 
A Borghetto non c'è molto da vedere, è semplicemente un vecchio guado del fiume Mincio, caratterizzato da vecchi mulini e abitazioni caratteristiche del posto, ma è bello perdersi tra le vie del borgo e fermarsi a bere un aperitivo in qualche bar con il terrazzino sul fiume.
Si prosegue, poi, lungo un percorso ciclabile/pedonale che costeggia il Mincio e che collega Peschiera del Garda con Mantova. Lungo la strada ci si accorge di vivere immersi in un paesaggio immobile, come se il tempo si fosse fermato. Non importa che ora della giornata sia: in qualunque momento si può trovare, negli agriturismi e bar lungo la strada, un momento di relax e, se si è fortunati, gustare i piatti tipici locali (consigliati i tortellini con il burro e salvia).
In questo viaggio il fiume risulta il vero ed unico protagonista offrendo alla vista scorci di una natura che silenziosa si abbandona all’ammirazione di che la sa apprezzare; ci si dimentica delle ansie e della fretta e tutto il tempo rallenta e, a chi abbia in animo di aver fretta, sconsiglio di andarvi.
IL PARCO BUCCI
Faenza Faenza (RA)
No sapevo dell’esistenza di un parco artificiale così bello in quella città: per me Faenza era poco più di un nome sulla carta, situata sulla via Emilia, tra Imola e Forlì, famosa per le ceramiche.
La scoperta del parco cittadino creato negli anni ’60 del secolo scorso è stata una piacevole sorpresa; con gli animali (oche, cigni, pavoni, criceti, conigli selvatici, tartarughe, e una immensa varietà di pesci) che si muovono liberamente   per il parco, con i suoi laghetti artificiali e le sue piante esotiche il parco si estende per oltre 8 ettari e si presta a delle belle camminate.
Gli animali che sono cresciuti in cattività vengono nutriti anche dai visitatori del parco. 
C'è un parco giochi per i bambini che contiene anche una locomotiva dove i bambini possono giocare esplorandone l'interno. 
 L'acqua è un elemento dominante del parco, con due laghi collegati da un ruscelletto, isolette, ponticelli.
Io ho avuto l’opportunità di visitare il parco nel periodo autunnale, quando i colori esplodono ed infiammano i colori del pardo con le tonalità del rosso, del giallo e del verde.
Sebbene sia il principale parco cittadino, in quell’occasione, l’affluenza di persone al parco era scarsa ed ho potuto godermi una passeggiata rilassante, ammirando le piante ad alto fusto che emergevano dal lago e le famiglie di anatre che vi nuotavano; a volte qualche coniglio mi attraversava la strada mentre, con l’occhio, di un pavone dall’aria aristocratica mi seguiva.
Per chi vi si reca in macchina da altre provincie (o regioni come nel mio caso) il parco offre all’esterno un ampio parcheggio ed anche una piadineria.
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