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Agusta A106

Elicottero imbarcato antisom

Origine: Italia
Motori: 1 Turboméca-Agusta TAA 230 da 220 kW
Prestazioni: Velocità massima 176 km/h. Velocità di crociera 167 km/h. Autonomia 740 km. Tangenza 3000 m
Armamento: 2 mitragliatrici da 7,62 mm. Razzi da 80 mm. 1 siluro. Cariche di profondità.
Ruolo: Lotta Antisom

Descrizione: L'Agusta A106 era un piccolo elicottero monoposto progettato nel 1965 per le fregate della classe Bergamini, con delle spiccate caratteristiche antisommergibili. Fu, insieme con l'A101, uno dei prodotti delle ambizioni della Agusta che la portarono ad occupare un posto di rilievo nel panorama dei produttori mondiali, sia per le produzioni su licenza (come l'SH3 della Sikorsky o l'AB212 della Bell), che più tardi per macchine interamente proprie come l'A109 e l'Agusta A129 Mangusta.
Negli anni precedenti il 1969 vi fu progetto, che poi rimase tale, di dotare di elicotteri A 106 i caccia lanciamissili Intrepido e Impavido. Gli elicotteri furono riprodotti in due esemplari: la macchina, in base ai risultati delle prove di rispondenza ai requisiti contrattuali, effettuate preso il reparto sperimentale di volo nel 1969, venne riconosciuta idonea, sia pur con alcune limitazioni, solo per il volo diurno a vista. Per poter assolvere pienamente le previste missioni operative per la notte, "l’ A106”, in mancanza di riferimenti esterni, doveva essere dotato di apparecchiature di stabilizzazione automatica, a similitudine di tutti gli altri elicotteri operativi (fatta eccezione per l’AB 47J3).
Pertanto, sui due prototipi, oltre ad attuare alcune migliorie e modifiche, venne installata un apparecchiatura di stabilizzazione SAS-2. Mentre il prototipo veniva consegnato alla Marina per iniziare l’addestramento dei piloti e le valutazione del mezzo, l’altro prototipo era impiegato per le prescritte prove di volo, dapprima presso la ditta costruttrice e successivamente a Pratica di Mare. Soltanto dopo il favorevole esito delle prove sperimentali dell’apparato, veniva autorizzato l’impiego del SAS-2 e aveva quindi inizio l’attività notturna, prima a terra e poi a bordo dell’Intrepido, per un ciclo di attività nel periodo Novembre-Dicembre 1971. Le qualità di volo dell’elicottero apparvero sensibilmente migliorate; ma permanevano dubbi sulla possibilità di impiegare operativamente l’”A 106” di notte e in condizioni anche di modesta turbolenza. Per superare le limitazioni riscontrate, occorreva installare, al posto SAS-2, un apparato di stabilizzazione con funzioni di autopilota, analogo a quello degli “AB 204AS” e degli “SH 3D”. La realizzazione di una simile apparecchiatura era tecnicamente possibile, ma avrebbe richiesto tempo e denaro (va sottolineato che tra installazione e prove del SAS-2 c’erano voluti quasi tre anni). Il 17 luglio 1972 la Marina abbandonava l’ulteriore sviluppo dell’”A 106”, in considerazione dei motivi operativi, tecnici, logistici e addestrativi che consigliavano una tale decisione e tenuto conto della scarsa validità operativa di un elicottero limitato, come nella versione disponibile, al solo impiego diurno; del costo e del tempo necessario a realizzare e mettere a punto un nuovo apparato di stabilizzazione automatica che consentisse di superare, almeno parzialmente, tale limitazione; dello scarso significato economico e industriale di perseguire ulteriormente la difficile messa a punto di un elicottero che non aveva alcuna valida prospettiva operativa o commerciale. Nel contempo, si decideva di mantenere in efficienza gli esistenti impianti del ponte di volo dei tipi “Intrepido”, in modo da consentire l’appontaggio, il rifornimento e l’imbarco occasionale, per esercitazioni o particolari necessità degli “AB 204-AB212”. I tipi “ Intrepido” non disponevano infatti di hangar di adeguate dimensioni e quindi l’elicottero doveva rimanere “rizzato” sul ponte, esposto alle intemperie e perfino ai colpi di mare, con serio pregiudizio per l’efficienza del velivolo.
Era un elicottero leggero dotato di pattini, a cui erano accoppiati dei galleggianti, che gli fornivano delle capacità anfibie. Dotato di elica bipala e rotore di coda posto sul lato sinistro della macchina, vista frontalmente, aveva un motore poco potente che ne penalizzava le prestazioni. Le pale e la trave di coda erano ripiegabili per facilitarne lo stivaggio nel piccolo hangar delle fregate classe Bergamini.
Compatibilmente col suo ridotto peso, poteva portare un siluro, o cariche di profondità, o ancora essere equipaggiato con mitragliatrici e razzi per missioni anti unità di superficie.

Agusta A106
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