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By Filippo Brunelli


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GRAZZANO VISCONTI
Grazzano Visconti Grazzano Visconti (PC)
Grazzano Visconti fu costruito su iniziativa di Giuseppe Visconti di Modrone intorno all’antico castello, agli inizi del 1900, con l’intento di creare un originale centro artistico in veste medioevale. 
La realizzazione del borgo, della quale Giuseppe Visconti di Modrone fu progettista, direttore dei lavori, pittore e affrescatore venne talmente apprezzata dal re d'Italia Vittorio Emanuele III che con Regio Decreto, ne cambia il nome di Grazzano in Grazzano Visconti e conferisce a Don Giuseppe il titolo di duca.
Nell’idea del futuro duca il borgo doveva avere in se strutture utili ad assicurare lavoro ai giovani che terminavano i corsi di artigianato creativo del legno e del ferro battuto della nascente scuola di Grazzano.
Pur sapendo che il borgo venne costruito tutto agli inizi del ‘900 il turista che lo visita non può non rimanere impressionato dalla bellezza e dall’armonia degli edifici e dei viali. Tutto, dalle fontane alle immagini votive, dalle mura merlate alle finestre a sesto acuto delle case contribuisce a portare il visitatore in uno spazio-tempo distante, tanto che difficilmente si riesce a credere che non sia originale del medioevo quello che si vede; la cura con la quale è realizzata e posizionata ogni insegna ed ogni lampada nelle vie e nelle piazze più che una sapiente regia fanno pensare ad uno sviluppo naturale del borgo durato molti secoli e si stenta a credere che la costruzione più “nuova” sia solo di 90 anni fa.

Museo Internazionale delle Torture
Uno dei posti da visitare (se non altro per curiosità) è sicuramente il museo delle torture.
Piccolo ma ricco di “cimeli” offre un compendio di quello che nell’immaginario collettivo sono state le torture attuate nei secoli bui ed oltre. Se vedendo un esempio di garrota si rimane impressionati nel pensare che come strumento per eseguire le condanne a morte rimase in auge in Spagna fino al 1974,  certamente si sorriderà nel vedere la riproduzione di una cintura di castita, ben sapendo che non sono mai esistite in realtà.
Ma anche il sospettare che molte degli strumenti  esposti sono falsi il solo fatto di immergersi in un “gioco” che ci dovrebbe riportare in un ipotetico passato ricostruito  rende la visita al museo simpatica.

La mostra permanente di attrezzi agricoli
La corte vecchia è un’ampia area circondata da degli edifici che, conservando intatta la propria tipologia si armonizzano con il borgo di Grazzano Visconti, sono una testimonianza della civiltà contadina di parecchi decenni fa ed all’interno di uno di essi, sotto il portico di un vecchio fienile, sono esposti gli attrezzi agricoli del passato a testimoniare le attività agricole nei dintorni del borgo.

Il castello
Il Castello è parzialmente visitabile con visita guidata ed al suo interno si possono vedere sale di rappresentanza riccamente arredate, camere da letto di varia epoca ed altri locali molto interessanti.
Fu costruito inizialmente nel 1395 da Giovanni Anguissola marito di Beatrice Visconti, sorella di Gian Galeazzo Visconti. Nel 1870 passa alla moglie dell'allora proprietario, il conte Filippo della famiglia Anguissola, Fanny Visconti di Modrone, ed attualmente la famiglia Visconti ne sono i proprietari.
Giuseppe Visconti di Modrone, alla fine del 1800, fece restaurare il castello in modo da ricreare un aspetto antico del castello e modificandolo con il gusto neoromantico tipico del tempo.
La visita dura circa 1h e 1/2  e le guide risultano molto preparate anche nel raccontare gli aneddoti della famiglia, come quello del regista Lucchino Visconti (diretto discendente del conte) che per la scena della cena nel film “Il Gattopardo” si fece mandare i piatti dal castello.
Nella corte del castello compare la statua di “Aloisa”. Si narra che il fantasma di questa donna che andò sposa di un capitano della milizia che fu da lui tradita e che per questo morì di dolore, si aggiri ancora per il castello. La tradizione la fatta assurgere a simbolo di protezione per gli innamorati.
Il castello è circondato da un parco di circa 150.000 mq, anch’esso realizzato su progetto del duca Giuseppe Visconti di Modrone, che comprende un giardino in parte all’inglese e in parte all’italiana.

Il borgo, completamente chiuso al traffico; chi arriva in macchina può usufruire di due ampi parcheggi a pagametno posti alle entrate e tra le vie del borgo, completamente sterrate, si trovano moltissimi negozietti folcloristici.

AQUILEIA: LE ROVINE E LA BASILICA
Aquileia Aquileia (UD)
Fondata dai Romani nel 181 a.C. come avamposto militare contro i barbari, Aquileia divenne in seguito un importante centro commerciale fluviale e  una delle città più fiorenti dell'Impero. Raggiunse il suo apice sotto il dominio di Cesare Augusto (27 a.C. – 14 d.C.) divenendo capitale della X Regio “Venetia et Histria” ed accelerando quel processo che ne avrebbe fatto una delle più importanti metropoli dell’Impero Romano. 
L'edificio più rappresentativo della città è sicuramente la sua basilica che, dedicata alla Vergine e ai santi Ermacora e Fortunato, si presenta in forme romanico-gotiche ed è il più antico edificio di culto cristiano nell’Italia nordorientale che servì come modello per altre chiese
L’interno, maestoso e solenne, mentre il pavimento è costituito da un meraviglioso mosaico del secolo IV, riportato alla luce nel primo decennio del 1900; il soffitto ligneo a carena di nave risale al secolo X. Nella chiesa sono praticamente racchiusi 1.000 anni di storia.
Il pavimento è il più esteso mosaico paleocristiano del mondo occidentale (760 m²) e si consiglia vivamente di prendere un audioguida che spiega i mosaici e le allegorie ivi presenti.
tramite un camminamento vetrato che costeggia il pavimento della chiesa si possono osservare i vari mosaici tra i quali appare la Lotta tra il Gallo e la Tartaruga due figure (soprattutto il gallo) che si ripresenteranno diverse volte nella visita alla chiesa. Il Gallo, annunciatore della luce del nuovo giorno, raffigura Cristo “Luce del mondo”; la Tartaruga, il cui nome greco significa “Abitatore delle tenebre”, simboleggia il Maligno.
Sempre nella basilica vi è la Cripta degli affreschi, dipinta nella seconda metà del XII con le Storie di Ermacora raccontano le origini del cristianesimo ad Aquileia, mentre nelle quattro lunette sono raffigurate le scene della Passione di Cristo e la Morte di Maria.
La Cripta degli Scavi è una zona archeologica sotterranea (sotto il prato che circonda il Campanile) in cui sono visibili resti archeologici di quattro epoche diverse.

All'esterno della basilica c'è la chiesa dei Pagani, così chiamata perché vi si radunavano i catecumeni, e che sorge davanti alla Basilica ed è collegata con un portico alla struttura principale, mentre attorno all’abside della Basilica, si trova il cimitero dei caduti della Prima Guerra Mondiale, dove riposano dieci degli undici militi ignoti.
Infine alla prima metà dell'XI secolo risale il poderoso campanile a base quadrata coronato da un piccolo tiburio ottagonale sormontato da una cuspide.

TENNO ED IL SUO LAGO
Tenno Tenno (TN)
Il lago di Tenno è un vero e proprio gioiello naturale del Trentino tanto da essere considerato più pulito specchio d’acqua dolce d’Italia. Situato a 570 metri di altezza s.l.m. alle pendici del Monte Misone, il lago ha una forma rotonda ed è circondato dalle montagne che con il loro fitto bosco lo incoronano in tutta la sua bellezza; non essendovi costruzioni attorno al lago e neppure coltivazioni intensive quest’ultimo ha potuto mantenere intatto il suo aspetto naturale.
Il lago è una vera e propria oasi di quiete che, grazie alle acque limpidissime e le temperature gradevoli, si presta perfettamente a dei bagni rinfrescanti nelle calde giornate estive. Una bella camminata, con un percorso ad anello, permette di percorrerlo in tutta la sua lunghezza mentre i terrazzamenti danno modo di riposarsi e prendere il sole.
Chiamato anche “il lago azzurro” per la bellezza ed il colore tipico delle sue acque, il lago non ha alcun emissario (l'acqua esce dal lago per filtrazione) e presenta un clima mediterraneo pur rimanendo nel contesto alpino che lo rendono unico. Al suo interno vi è una piccola isoletta che è facilmente raggiungibile a nuoto (in estate vi si accede addirittura a piedi, perché l'acqua scende e l'isola diventa una penisola), mentre il fondale costituito da pietre bianche, acque limpidissime.
Nel 1970 fu scoperta un'antica foresta di tronchi sotto il livello dell'acqua e, grazie al metodo del radiocarbonio, è stato possibile datare la morte degli alberi, e dunque la formazione del lago intorno al 1.100 d.C.

Il lago è facilmente raggiungibile in auto da parecchie provincie come Verona, Trento, Brescia tramite Riva del Garda e l’accesso è assicurato, dopo aver lasciato l’auto in uno dei parcheggi limitrofi, da una lunga scalinata in pietra.

Sicuramente il lago merita di essere visitato in qualunque periodo dell’anno, approfittando per visitare anche la “grotta cascata del Varone“ ed il borgo medievale di Canale di Tenno.
PORTA IN TAVOLA UN BORGO
Castelvetro Castelvetro (MO)

Nella parte centrale della provincia, sulle colline precedenti l'appennino, vi è un Borgo che mantiene un fascio di medioevale inalterato nei tempi.

La prima cosa che si nota, entrando in questo comune dopo aver salito le scale, è la piazza contenente una delle sei torri che caratterizzano lo skyline del borgo, e la scacchiera gigante che fa parte dell’arredo urbano e sulla quale, negli anni pari sempre il secondo sabato e domenica di settembre, si svolge la “Dama Vivente” per commemorare la visita di Torquato Tasso al nobile Fulvio Rangoni nel 1564.

La torre che sovrasta la piazza, invece, è ciò che rimane dell’antico castello di Castelvetro che venne trasformata in torre campanaria dopo il 1400.

Sul lato ovest della piazza, quasi difronte alla torre dell’orologio, si trova la torre delle prigioni costruita nel ‘500.

La torre, che come dice il nome, una volta ospitava le prigioni, oggi racchiude al suo interno una delle eccellenze del territorio: le botti di acetaia, visibili su appuntamento.

 

Sede del più antico Castello della zona preappenninica, la località conserva ancora oggi vestigia storiche di grande fascino, tanto che perdersi tra i vicoli di questo piccolo borgo rappresenta una passeggiata nella storia e un modo per dimenticare i ritmi frenetici della vita quotidiana.

Oltre che per il Lambrusco  Grasparossa Castelvetro di Modena è famoso per il suo, il Trebbiano, il nocino, il miele, l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena ed il Parmigiano Reggiano. 

A chi piacciono le escursioni enogastronomiche, inoltre, segnaliamo che vi sono moltissimi ristoranti ed agriturismi nella zona che offrono i piatti tipici.

Curiosità sul nome: „Verso il 150 a.C. le legioni romane crearono vicino all'insediamento un presidio militare, un "castrum" ossia l'accampamento militare. „Dalla parola castrume deriva termine di "Castel". La parola “vetro” invece, non deriva dal vetro, ma dal fatto che il Castrum di Castelvetro era definito spesso vecchio (in quanto uno dei primi) e quindi la parola latina “Vetus” con il tempo divenne “Vetro”.

IL BORGO DI FRANCESCO PETRARCA
Arquà Petrarca Arquà Petrarca (PD)

Il borgo, che fa risalire le sue origini all’epoca del bronzo, è considerato oggi uno dei più belli dei colli Eugaini; in effetti il centro storico risulta ancora intatto fin nei minimi particolari, tanto che è stato possibile il suo inserimento tra i “Borghi più belli d'Italia”.

In questo borgo trovò la pace il famoso poeta Petrarca, dove passò gli ultimi anni della sua vita e dove è ancora possibile visitarne la casa ben conservata che rappresenta uno dei principali luoghi di interesse del borgo, e dove, sul sagrado della chiesa di S.Maria sorge oggi l'arca in marmo rosso di Verona contenente le spoglie del poeta. 

Della Chiesa di Santa Maria Assunta ad Arquà Petrarca si hanno notizie sin dal 1026; L’interno della Chiesa si presenta ad un’unica navata con tre altari ed un tetto con travatura a vista. L’altare centrale, proveniente dall’eremo del monte Rua, è opera dello scultore Francesco Rizzi (1729-1795) della scuola del Bonazza; lo compongono la statua della Vergine e dell’Arcangelo Gabriele, due Busti di Santi e due Angeli. I due altari laterali in legno scolpito sono del ‘500 e la pala dell’altare di destra, opera di Pietro Damini da Castelfranco rappresenta il Battesimo di Gesù La grande pala dell’Assunta, dietro l’altare maggiore, è opera di Palma il Giovane (1544-1628). I restauri dell’inizio del ‘900 hanno evidenziato la presenza di affreschi di scuola veneto-bizantina in particolare una Madonna con il Bambino (XI secolo). Sono emersi poi altri affreschi risalenti al XV secolo di scuola post giottesca, raffiguranti un’altra Madonna col Bambino ed un trittico rappresentate Santa Marta, Santa Maria Maddalena e Santa Lucia del XIV secolo.

Risalendo lungo le vie che conducono alla parte alta dell'abitato si possono ammirare belle case medievali e abitazioni antiche. Prime fra tutte la loggia dei Vicari, situata in una caratteristica piazzetta, in cui si riunivano i nobili capofamiglia con il vicino oratorio della Trinità, del secolo XII.

L’oratorio era molto caro al Petrarca, che si recava qui per pregare. Nel 1181 l’Oratorio della Santissima Trinità era già esistente ed è stato modificato più volte nel corso dei secoli. 

La loggia, invece, che è attigua all’Oratorio risale al XII secolo ed è stata, durante il Medioevo e l’età veneziana, la sede dell’amministrazione locale, dove si svolgevano le assemblee alle quali partecipavano i capifamiglia del luogo. Nel 1823 il monumento rimase senza la sua copertura e nel 2003 è stato dotato di un nuovo tetto per garantirne la conservazione.

Da un punto di vista enogastronomico il borgo è famoso per l’olio di oliva, per la coltivazione delle giuggiole ,alle quali è dedicata uan festa in aututtno e con le quali producono il “brodo di giuggiole”, un liquore molto dolce e per il Moscato Fior d'Arancio, un vino spumante.

 Raggiungere il borgo è semplice così come trovare parcheggio a pagamento.

L'anima medievale di questo borgo traspare ancora dagli edifici e abitazioni lungo le sue vie e stradine e si consiglia vivamente, se ne se ha la possibilità, di visitarlo.

GROTTA CASCATA DEL VARONE
Tenno Tenno (TN)
Inaugurata nel giugno del 1874 la cascata del Varone è una delle attrazioni naturalistiche più apprezzate di tutto l’Alto Garda e si trova solamente a 3 Km da Riva del Garda.
La bellezza di questo piccolo luogo è così suggestiva che lo scrittore Thomas Mann, in vacanza sul Garda, trovò l’ispirazione per scrivere La montagna incantata.
L’acqua proveniente dalle perdite sotterranee del Lago di Tenno si incanalano nel torrente Magnone che dà origine a queste cascate di quasi 100 metri che è possibile ammirare da diversi punti di osservazione. 
La prima visuale è possibile averla dal basso, attraverso la Grotta Inferiore: da qui è possibile osservare la cascata nella sua fase finale. Il secondo punto di osservazione, invece, si trova 40 metri più in alto, nella Grotta Superiore, dalla quale si può ammirare la Cascata del Varone nel pieno della sua caduta.
Visto che la grotta e la cascata si trovano all'interno in un parco naturale privato il periodo migliore per visitarle è la primavera, in modo da poter ammirare la bellezza dei fiori ivi presenti.
L’edificio della biglietteria (opera dello stesso architetto che ideò il Vittoriale degli Italiani) da l’accesso alla forra che si è creata in 20.000 anni di erosione ad opera dalle acque del Torrente Magnone.
Tra i personaggi famosi che hanno visitato queste cascate in passato trovamo  il Re di Sassonia Giovanni ed il Principe Nicola del Montenegro ( che essendo in villeggiatura sul Lago di Garda furono invitati all’inaugurazione), il principe Umberto II, l’Imperatore Francesco Giuseppe, Franz Kafka ed il sopra citato Thomas Mann.

Adiacente all'ingresso del Parco, a disposizione dei visitatori, vi sono un'ampia ed attrezzata area picnic gratuita, bar e negozio di souvenir. Unica pecca il biglietto potrebbe costare un po’ meno visto la brevità del percorso che dura circa 30 minuti.

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