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By Filippo Brunelli


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  ► Luoghi

Solferino (mn)
Solferino Solferino, dall’Unità d’Italia alla nascita della Croce rossa

Il 24 giugno 1859 fu combattuta una delle battaglie più cruente del Risorgimento Italiano che costò la vita a 30.000 uomini; lo scontro fu così feroce e cruento che gli eserciti vincitrici non ebbero nemmeno la forza di inseguire quello sconfitto (Austriaco) in fuga.
Il giorno successivo alla battaglia giunse in quei luoghi Jean Henry Dunant, che rimase profondamente impressionato dal numero enorme di feriti che venivano assistiti dalle popolazioni del luogo (soprattutto dalle donne) che non si curavano della divisa che indossavano gli infermi. Dunant si unì ai soccorritori e da quell’esperienza pubblicò un libro a sue spese “Un Souvenir de Solférino” e successivamente fondò la Croce Rossa Internazionale. Per questo suo gesto fu premiato con il “Premio Nobel per la Pace” nel 1901, il primo anno nel quale venne assegnato tale riconoscimento.

Solferino è un piccolo comune dell’alto mantovano abitato fin dall’età del bronzo. Vista la sua posizione strategica durante il medioevo, sul colle più alto, venne costruita una rocca (più tardi definita la “Spia d’Italia”) dalla cui sommità è possibile osservare gran parte della Pianura Padana. Alla base della rocca, nel 1959 nel centenario della sua nascita, fu eretto il Memoriale della Croce Rossa.
Il memoriale si raggiunge attraverso un lungo viale di cipressi che porta ad uno spiazzo rettangolare pavimentato con lastre di pietra e circondato anch’esso da cipressi; sul lato destro il monumento è composto da una parete con formelle in marmi policromi provenienti da ogni parte del mondo, sui quali sono impressi i nomi di centoquarantotto Paesi aderenti alla Croce Rossa Internazionale.

La rocca di Solferino è alta 23 metri e al suo interno sono esposti cimeli e documenti risorgimentali. Tramite una scala lignea si può salire fino alla sommità sulla quale una grande terrazza permette (nei giorni di bel tempo) di spaziare lo sguardo sulla pianura sottostante dal Lago di Garda fino agli appennini. Prima di raggiungere la terrazza si passa per la “Sala dei Sovrani” dove sono conservati i ritratti di Napoleone III e Vittorio Emanuele II.

Solferino è sicuramente un piccolissimo paese ma che racchiude molto più storia di quanto possa sembrare e che, indubbiamente, merita una visita.

Gubbio (pg)
Gubbio Gubbio, non è solo la città di don Matteo ma anche la più bella città medioevale.
Gubbio è stata una delle prime città alleate della Roma antica ad entrare nella civiltà latina e tra le prime ad avere una diocesi; dopo le invasioni barbariche la città venne ricostruita sulle pendici del monte Igino e iniziò anche per questa città il periodo dei comuni e delle lotte per le investiture.
Dopo una serie di lotte intestine la città di Gubbio si offre al signore di Montefeltro, entrando di fatto nel periodo delle signorie, per passare poi (insieme a Urbino) alla famiglia Della Rovere. Nel 1631 entra a far parte dello Stato della Chiesa, rimanendone parte fino al 1860 quando le truppe piemontesi liberano la città che diventa italiana a tutti gli effetti.

La città è oggi racchiusa tra le antiche mura, perfettamente conservate, che racchiudono al loro interno le testimonianze di diverse epoche. 
Abbiamo già detto, come Gubbio si sviluppi partendo dalle pendici del monte Igino per salire verso di esso, fino ad arrivare alla basilica di Sant’ Ubaldo, protettore della città, che è facilmente raggiungibile tramite la funivia “Colle Eletto” ed il cui punto di arrivo offre un panorama indimenticabile dell’Appennino Umbro-marchigiano, nonché della città sottostante.

Dalla basilica è possibile tornare al centro cittadino tramite una strada tutta in discesa non troppo faticosa. La parte alta del paese è quella più rappresentativa dove sono presenti diversi palazzi e chiese interessanti nonché la “Piazza della Signoria”  o “Piazza Grande” che è una delle più grandi piazze pensili e che costituisce, insieme al Palazzo dei Consoli ed il Palazzo del Podestà, una tra le più maestose e ardite realizzazioni urbanistiche medievali.

La bellezza di Gubbio è anche nel suo tessuto urbanistico che si snoda attraverso dei meravigliosi vicoli e scalinate che offrono panorami e scorci che riportano indietro nel tempo ed è impossibile non immaginarli pieni di commercianti, artigiani e persone comuni anziché che di turisti.

Oltre che per le bellezze artistiche, la visti alla città è fortemente consigliata a chi apprezza la buona cucina, in particolare il tartufo, gli affettati ed i formaggi che si possono assaporare nei vari ristoranti sparsi per tutta la città. Sapori forti come i buonissimi vini e l’olio della zona che sono dicotomici con il carattere gentile e amichevole degli eugubini.

Villa Lagarina (tn)
Villa Lagarina Il lago di Cei
Se si risale la Valdadige in direzione Trento, dopo aver passato la Valvenosta si giunge alla Vallagarina che si sviluppa a sud di Trento, nei pressi della città di Rovereto, e idealmente separa le Prealpi Bresciane da quelle Venete.
In questa valle, all’interno dell’ area protetta di Pran dell’Albi e ad un’altitudine di circa  900 metri, si trova il lago di Cei, circondato da boschi di abeti e faggi, con una variegata vegetazione acquatica dove predominano su tutte le altre piante ninfee e ranuncoli.
L'origine del Lago è dovuta ad una frana staccatasi probabilmente dal Monte Bondone intorno al 200 E.V. e   che nel corso di circa otto secoli ha favorito la formazione del lago. 

Il Lago di Cei presenta un biotopo caratterizzato da  una eccezionale varietà di essenze vegetali e molti animali tipici delle paludi: in effetti, se non fosse per le dimensioni, il lago ricorda molto una palude con le sue ninfee e piante acquatiche. Un percorso pianeggiante (lungo circa 1,5 km e molto semplice da percorrere) circonda il lago. Una volta completato il perimetro si aprono al turista curioso una serie di varie escursioni, più o meno impegnative, che si dipanano tra i boschi della zona.

In queste escursioni si possono ammirare una grandissima varietà di fiori (se la stagione è quella giusta), e i sentieri nei boschi sono ben segnati tanto che risulta molto difficile il perdersi. 
Per chi si sentisse più avventuroso,  è presente il “Nordic Walking Park”, composto da tre percorsi con diversa difficoltà e lunghezze che variano dai 7 ai 10 km con dislivelli da 0 a 100 metri.
Il bosco riserva anche diverse sorprese e curiosità sulla vita delle genti di montagna nei tempi passati come, ad esempio, le calchere, antichi forni che avevano lo scopo di creare la calce. Questi forni erano strutture di sassi squadrati e resistenti al calore; una volta riempiti di legname e rocce calcaree li si accendeva e si continuava ad alimentarli fino al raggiungimento di una temperatura di 800°-1000° C, quando la roccia calcarea perde l’anidride carbonica e si trasforma in calce viva. Visto che una volta raffreddata la calce doveva essere trattata con l’acqua questa zona ( ricordiamo che le Prealpi sono formate principalmente da rocce calcaree) si prestava alla presenza di questo tipo di attività.
Un'altra escursione permette di raggiungere la Malga Cimana e da qua proseguire fino alla chiesa di romanica di San Martin in Trasiél risalente all’anno 1000.
Nei vari sentieri tra i boschi è facile imbattersi in diversi capitelli e croci, segno tangente della religiosità che da sempre accomuna le genti di questi luoghi.
Sempre nei pressi del lago si può visitare la “Chiesetta de Probizer”, una piccola chiesetta dedicata a S. Maria Assunta che venne fatta costruire in stile neogotico da Francesco de Probizer negli anni tra il 1890-1891.

Per chi si trovi nei pressi di Trento e non lo abbia mia visto, una gita al lago di Cei è consigliata: questo piccolo e silenzioso specchio lacustre, incastrato in un fitto bosco, non fatica a svelare il suo fascino.

  ► Ricette

Barchette di cipolla rossa in salsa d’arancia.
Barchette-di-cipolla-rossa-in-salsa-d-arancia-

Per prima cosa, Dopo averle pulite cuocere le code di gambero in abbondante acqua salata, quindi scolarle e farle raffreddare.

Preparare le barchette in anticipo.
Pulire le cipolle e poi tagliarle a metà nel verso della lunghezza, separando i singoli strati, evitando di romperli, e eliminare la pellicina bianca trasparente che li separa in modo da ottenere dei gusci (mantenere solo i più grandi).
In un pentolino mettere l'acqua, l'aceto, lo zucchero, il sale e scaldare il tutto fino a quando non raggiunge un leggero bollore, quindi immergervi i gusci di cipolla, facendoli cuocere per non più di tre minuti, in modo che rimangano croccanti e non diventino morbidi. Trascorso il tempo, scolare le cipolle usando un mestolo bucato e farle asciugare, se possibile, in un luogo arieggiato per qualche ora, in modo che tutta la loro umidità possa evaporare.

Preparare la salsa d'arancia.
Per prima cosa spremere il limone, l'arancia e grattugiare un po' di scorza di quest'ultima. Assicurarsi che le uova siano a temperatura ambiente e metterle nel contenitore del mixer stando attenti a non rompere il tuorlo. Mettere poi l'olio, 1 cucchiaino d'aceto, il succo di limone e d'arancia ed il sale (è molto importante rispettare quest'ordine).
Immergere completamente il minipimer nel contenitore con gli ingredienti fino a toccare il fondo, quindi azionare alla massima velocità e restare immobili finché il composto diventa chiaro ed inizia ad addensarsi; a questo punto cominciare a sollevare e abbassare il minipimer fino a che l'emulsione sarà montata e si sarà addensata. Metterla a riposare in frigorifero per almeno un paio d'ore.

Comporre il piatto
Disporre le "barchette" di cipolla sul piatto e riempirle con l'emulsione all'arancio, quindi disporre 1 coda di gambero dentro ogni cipolla e servire.
Si può arricchire il piatto con una qualche goccia di aceto balsamico.

Riso Nero alle capesante su vellutata di piselli
Riso-Nero-alle-capesante-su-vellutata-di-piselli

Versare l’olio in una padella con il burro, unire uno spicchio d’aglio, lo scalogno tritato e le capesante tagliate a pezzetti, lasciare rosolare per qualche minuto mescolando e sfumando con il vino ed il brandy.
Versare il riso nella padella e coprire con il brodo. Aggiungere sale a piacere.

Mentre il  brodo cuoce preparare la vellutata.
Tritare il porro , sbucciare le patate e tagliarle a pezzettini. Mettere a soffriggere una pentola il porro con i piselli con due cucchiai di olio d’oliva e mescolare per alcuni minuti, quindi aggiungere le patate e coprire il tutto con il latte ed il brodo.
Lasciare cuocere fino a quando non iniziano a disfarsi (se il brodo dovesse evaporare troppo velocemente aggiungerne); a questo punto, con un frullatore ad immersione, frullare il composto fino ad ottenere una vellutata morbida.
Lasciare cuocere a fuoco lento fino a che diventa una crema densa.
Quando il riso è pronto disporre la vellutata sul piatto e, aiutandosi con un coppapasta, disporre il riso al sopra la vellutata.

Note: Volendo si possono tenere delle capesante da parte e cuocerle con del burro e brandy in una padellina per poi utilizzarle come guarnizione del piatto.


Tagliatelle con crema di piselli
Tagliatelle-con-crema-di-piselli
Ricetta per due persone
Preparare circa 200gb di brodo.
In una padella far sciogliere il burro con uno spicchio d’aglio e lasciarlo dorare. Aggiungere i piselli, salarli e lasciate saltare, quindi aggiungete il brodo e cuocere per circa 20 minuti o fino a quando i piselli si saranno ammorbiditi. 
Quando i piselli sono cotti frullarli con un mixer ad immersione e metterli in una padella con un po’ di brodo a cuocere a fuoco lento mentre si cuociono le tagliatelle (se la crema si dovesse asciugare troppo aggiungere un po’ di acqua di cottura).
Tagliare i pomodorini a pezzettini.
Cuocere le tagliatelle in una pentola d’acqua calda salata, scolarle e versarle nella padella con la crema di piselli e metà ricotta, quindi  mescolarle.
Impiattare le tagliatelle ancora clade con i pezzettini di pomodori e la ricotta rimasta.
Servire subito e mangiare caldo.

  ► Magazine

Pecunia Non Olet
Pecunia Non Olet

L’App IO per il “Cash Back” rientra nel più ampio “Piano Italia cashless” volto ad incentivare l’uso dei pagamenti elettronici. A differenza di quanto è successo per l’app Immuni, questa nuova iniziativa del Governo Italiano sembra aver avuto maggior successo e sembra anche che la maggior parte dei preconcetti riguardo la privacy, che hanno rallentato l’utilizzo dell’app di tracciabilità del Covid, non abbiano disincentivato questa volta gli utenti a scaricarla, malgrado la privacy sia meno tutelata realmente con l’uso di IO per il cashback.

Cos’è il Cashback di Stato
Cashback significa ottenere indietro i soldi in cambio degli acquisti effettuati che, in questo caso, prevede il rimborso del 10% da parte dello Stato Italiano, delle spese effettuate con sistemi di pagamento elettronici nei negozi. L’ 8 dicembre è partita la versione sperimentale di questo procedimento; nei piani del governo il cashback è una delle misure pensate per disincentivare l’uso del contante, spingere i pagamenti digitali e contrastare l’evasione fiscale.
Il procedimento di Cashback non è nuovo, diverse carte di pagamento, negozi online e app di pagamento lo hanno utilizzato e lo utilizzano tutt’ora come strumento promozionale o di fidelizzazione (e a volte è stato utilizzato anche da truffatori e siti malevoli).  Si capisce subito che questo procedimento non è propriamente un metodo di guadagno, visto che non c’è alcun ricavo sull’acquisto e non è neanche uno sconto, dato che i soldi vengono accreditati a posteriori quando la spesa è già fatta, ma possiamo considerare invece il normale cashback come una ricompensa che una carta, un negozio o un sito riconosce agli utenti che sono fidelizzati.
Il metodo di rimborso ideato dal Governo Conte è invece una misura ideata nel tentativo di arginare, come abbiamo detto, l’evasione fiscale e modificare le abitudini dei cittadini Italiani  verso metodi di pagamento tracciabili.
Quella iniziata l’ 8 dicembre è una sperimentazione e, per adesso, è valida solo se si utilizzano carte di credito, di debito o bancomat mentre sono escluse le app come Google Pay o Apple Pay che saranno attive con l’inizio ufficiale dal 1° gennaio 2021. Il rimborso sarà semestrale e di un importo massimo di 1.500 euro; per ottenerlo, però, è necessario fare almeno 50 pagamenti, che vanno da un minimo di 1 euro ad un massimo 150 euro, nei sei mesi.
Chi volesse aderire al cashback deve essere maggiorenne e residente in Italia. Deve poi registrarsi all’app IO della piattaforma della Pubblica Amministrazione, tramite l’SPID o con la carta d’identità elettronica, quindi bisogna indicare il proprio codice fiscale, uno o più sistemi di pagamento elettronico che si utilizzeranno per i pagamenti, e l’Iban del conto corrente su cui verrà accreditato il cashback ogni sei mesi.

L’app IO
L’app IO non è solamente utilizzabile per il cashback ma è un progetto del Governo Italiano, già attivato lo scorso 18 aprile, che permette ai cittadini di poter accedere in modo semplice ai servizi della Pubblica Amministrazione, sia locale che nazionale, direttamente da smartphone.
Un cittadino può tramite IO, ad esempio, ricevere messaggi e comunicazioni riguardanti le proprie scadenze verso la PA come carta d’identità, permesso ZTL, ricevere avvisi di pagamento con la possibilità di pagare tasse come il bollo auto o la TARI direttamente dall’app, mentre in futuro sarà anche possibile ottenere certificati, documenti personali digitali e molto altro.
Dall’8 dicembre, dicevamo, è possibile utilizzare IO anche per registrare i pagamenti associati al cashback di stato. Ad oggi (metà dicembre 2020) i cittadini che hanno scaricato l’app sono più di 8 milioni con un incremento significativo a partire dall’inizio del mese a pochi giorni prima dell’avvio sperimentale del Cashback di stato (un milione in più solamente tra il 7 e l’8 dicembre).
Per utilizzare l’app IO bisogna prima di tutto scaricarla dallo store del nostro dispositivo (Android o I/OS); una volta scaricata ed installata l’app ci chiede la registrazione, che  avviene tramite SPID oppure via carta d’identità elettronica. E qua iniziano i primi problemi in quanto non tutti i cittadini italiani hanno un SPID o una carta digitale e quindi bisogna munirsi di uno di questi due strumenti.  Il sito spid.gov.it mette a disposizione una lista di diversi “gestori d’identità” abilitati alla generazione dello SPID gratuitamente, ma il processo non risulta mai comodo o semplice.
Poste italiane, ad esempio, permette di avere un SPID gratuitamente recandosi presso uno degli sportelli di Poste Italiane o a pagamento se un incaricato si reca a casa. Anche altri gestori premettono il riconoscimento di persona, ma giustamente, bisogna recarsi presso i loro uffici. Ci sono anche metodi di riconoscimento da remoto, tramite webcam, carta d’identità elettronica o passaporto elettronico ma non tutti i fornitori del servizio lo mettono a disposizione gratuitamente.
Una volta registrata l’app IO, tramite SPID o CIE, l’utente deve indicare un pin ed eventualmente registrare la propria impronta digitale, dopo la prima registrazione, per accedere ogni volta basterà inserire il pin e non sarà più necessario utilizzare l’SPID.

E la privacy?
Appena uscita l’app IO ha subito manifestato dei problemi dato il grande numero di query effettuate che i server non erano in grado di gestire (tanto che nuovamente Pornhub aveva offerto l’utilizzo dei propri server), e l’ hashtag #IOapp è stato uno dei più utilizzati per visualizzare le lamentele degli utenti.
Accanto a questo hashtag però un altro compare nelle ricerche: #IOappPrivacy.
Ad onor del vero l’informativa sulla privacy andrebbe sempre letta quando scarichiamo ed installiamo un’app o un programma e a maggior ragione andrebbe letta quando riguarda dati estremamente sensibili come nel caso dell’app IO.
Ma quali dati sono interessati da questa app?
Abbiamo detto che per utilizzare il servizio cashback bisogna comunicare all’app IO il proprio codice fiscale e il proprio IBAN, mentre gli altri dati che l’app raccoglie sono gli estremi della carta, i dati identificativi del titolare della carta stessa, gli Importi degli acquisti e la loro geolocalizzazione nonché la cronologia di questi ultimi.
Certo, viene da obbiettare che la maggior parte di questi dati sono già in possesso dell’azienda che eroga i servizi, qual è quindi la differenza ?
Mentre nel caso di utilizzo di una o più carte su di un sito o presso un negozio ogni dato rimane a disposizione solamente del gestore della carta e del gestore del sito, nel caso di IO la questione è più complessa perché se registriamo e abilitiamo al cashback più carte tutti i dati delle transazioni tramite tali carte vanno a finire dentro un unico grande gestore che ha accesso a tutti i dati e può anche incrociarli.
Il fatto che l’acquisto con metodo di pagamento elettronico sia incentivato dal cashback, poi, stimola l’utente a fare più transazioni con le carte e le app e, quindi, a concedere più dati di quanti non ne concederebbe normalmente. Ai dati delle carte si aggiunge poi il codice IBAN sul quale versare il cashback, che può anche essere diverso dall’eventuale IBAN della carta di pagamento. Insomma il paradiso dei Big Data!
L’app IO è gestita dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze ) che è titolare del trattamento dei dati personali, mentre le due società controllate pubbliche PagoPA S.p.A. e Consap S.p.A. sono responsabili del trattamento dei dati personali in rispetto del GDPR. PagoPA e Consap sono autorizzate a nominare eventuali sub-responsabili, in caso, quindi alcune operazioni sui dati vengano subappaltate.
In particolare PagoPa organizza e gestisce tutto il funzionamento del meccanismo del cashback, mentre Consap gestisce gli eventuali reclami tramite una piattaforma web appositamente creata.
Quello che fa riflettere è un paragrafo della privacy policy di IO per il cashback che specifica che alcuni dati potrebbero essere inviati a dei paesi extra-UE: “Per la gestione dell’App IO, utilizzata per il servizio Cashback e gestita da PagoPA S.p.A., la predetta Società si avvale, limitatamente allo svolgimento di alcune attività, di fornitori terzi che risiedono in paesi extra-UE (USA). Per lo svolgimento di alcune attività connesse alla gestione dei reclami attraverso il Portale dedicato, Consap S.p.A. si avvale di fornitori terzi che hanno la propria sede in Paesi extra-UE (USA) “.  Stando a quanto afferma PagoPA uno dei soggetti terzi è l’azienda americana Oracle sui cui server sono ospitati i dati dei reclami (indirizzo di posta elettronica e password, codice fiscale, nome e cognome, dati dei documenti di identità allegati, dati relativi al reclamo stesso). Insomma sembra che questa clausola esista solo per permettere l’utilizzo di server di aziende extra UE che comunque sono localizzati fisicamente in Europa e la cui trasmissione dei dati avviene in maniera crittografata, quindi sicura.
Per finire va sottolineato che la privacy policy dell’app chiarisce che è vietato, oltre alla vendita dei dati, ogni utilizzo per scopi di profilazione,  il che vuol dire che non arriverà nessuna pubblicità mirata legata ai dati che raccoglie l’app IO e che ogni utente può uscire in ogni momento dal piano cashback, richiedendo la cancellazione dei propri dati.
Tutto risolto quindi? Non proprio. L’invio di dati negli Stati Uniti è ormai ritenuto non sicuro da parte dell’Unione Europea dato che il governo USA ha potere di accesso ai dati degli europei e, a quanto sembra, questo viene fatto regolarmente.
E questo non è complottismo visto che la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) si è pronunciata il 16 luglio 2020 (c.d. "Sentenza Schrems II") in merito al regime di trasferimento dei dati tra l'Unione europea e gli Stati Uniti facendo notare proprio questo e sottolineandolo nelle FAQ :” La Corte ha ritenuto che i requisiti del diritto interno degli Stati Uniti, e in particolare determinati programmi che consentono alle autorità pubbliche degli Stati Uniti di accedere ai dati personali trasferiti dall'UE agli Stati Uniti ai fini della sicurezza nazionale, comportino limitazioni alla protezione dei dati personali che non sono configurate in modo da soddisfare requisiti sostanzialmente equivalenti a quelli previsti dal diritto dell'UE”.
Non è questa la sede per giudicare le iniziative del governo a riguardo dell’utilizzo dei pagamenti elettronici per contrastare l’evasione fiscale, ne valutare se utilizzare la carta per pagare ad esempio un caffè (visto che il conteggio per il rimborso inizia da spese che partono da 1 euro) sia eticamente accettabile, ma quello che rileviamo è che nuovamente le iniziative messe in campo dal Governo per digitalizzare le attività si sono rivelate alquanto deficitarie soprattutto per le carenze delle infrastrutture di rete, assolutamente non in grado di reggere ampi e sostenuti volumi di traffico on line.
Un altro dato che è da notare riguarda la differenza di download rispetto all’app Immuni che è stata boicottata da molti utenti preoccupati per la privacy che si presumeva venisse violata, mentre per l’app IO per il cashback, questi stessi utenti non hanno avuto gli stessi dubbi, come se il desiderio di attaccarsi alle mammelle della sovvenzione statale li rendesse liberi da ogni turbamento e dubbio morale.
Svetonio ne “Le vite dei cesari” ci riferisce che l’imperatore Vespasiano rispose al figlio Tito che lo rimproverava per una tassa sugli orinatoi con la frase “non olet” (non puzza – la tassa-).
Da allora la frase viene spesso citata per indicare che non bisogna essere troppo schizzinosi riguardo la provenienza dei soldi e così, ripensando a questa frase, chiudiamo queste riflessioni pensando a tutti quei cavalieri “duri e puri” che si battevano contro Immuni per tutelare la privacy e si sono arresti miseramente a IO.


Bibbliografia:

https://io.italia.it/cashback/privacy-policy/
https://io.italia.it/dashboard/
https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9442415
https://www.spid.gov.it/richiedi-spid

Quando L’irreale Diventa Reale
Quando L’irreale Diventa Reale

Ci risiamo!
Già a luglio 2020 iniziava  a girare sui social network la notizia di un “fantomatico” Jonathan Galindo che convinceva i bambini ad accettare sfide sempre più pericolose fino a portarli al suicidio. Una cosa simile l’avevamo già vista nel 2017 quando un servizio del programma TV “Le Iene” aveva parlato di una sfida nata in Russia tra i giovani che arrivava fino a spingerli al suicidio e che  prendeva il nome di Blue Whale. Dopo che i video presentati furono smascherati come falsi e per nulla attinenti al fenomeno  venne fuori che tutta la storia non esisteva e che si trattava di una creepypasta1 ma, purtroppo, la stampa aveva cavalcato l’onda e ancora oggi esistono persone che credono che il Blue Whale Challenge fosse vera, anche perché con il diffondersi della notizia iniziarono molti fenomeni di emulazione.

Il personaggio di Jonathan Galindo non è una novità di questi ultimi mesi ma nasce, anche lui, nel 2017 quando per la prima volta la versione messicana della piattaforma di notizie social (o giornalismo sociale come viene definito dai suoi creatori) Blasting News riporta la presenza in rete di svariati profili con l’immagine di un uomo con una strana maschera che ricorda vagamente il Pippo della Disney ma con un atteggiamento minaccioso ed inquietante che risponde al nome di Jonathan Galindo. Secondo quanto riportato dalla testata questo personaggio si divertiva a fare filmati porno vestito in modo stravagante sempre indossando la sua strana maschera per poi diffonderli nel web.
Chiunque conosce il sito Blasting News sa quanto poco siano affidabili le notizie diffuse, dato che gli articoli vengono scritti dagli stessi lettori e pubblicati senza nessuna verifica dei fatti, anzi, più un articolo o un autore è seguito più viene riconosciuto dalla testata.
La figura che viene associata a Galindo, in realtà, è stata creata da un video maker americano che utilizza lo pseudonimo di Sammy Catnipnik nel 2012 e che, nel suo profilo twitter, spiega le origini del personaggio: ”…Le foto e i video sono miei, del 2012-2013. Erano per il mio bizzarro piacere personale, non per qualche cacciatore di brivido dei giorni nostri che cerca di spaventare e bullizzare la gente…”. In effetti la maschera creata da Carnipnik fu utilizzata per creare alcuni video porno online ma tutto finisce qui … O almeno così si sperava.
Un influencer, sempre messicano, che risponde al nome di Carlos Name, nel giugno del 2020, racconta di una figura che ricorda il famoso Pippo della Disney (Jonathan Galindo) che si aggirava fuori dalla casa, di aver sentito strani rumori e che, in fine, l’uomo mascherato avrebbe fatto irruzione in casa sua aggredendolo. Name che conta circa 1.700.000 followers su Instagram è famoso per trattare argomenti paranormali come ufo, fantasmi e chi più ne ha più ne metta come se fossero veri, vantandosi anche di improbabili incontri con queste fantastiche figure. Dopo questo rilancio (che chiaramente è una bufala) la figura di Jonathan Galindo ha iniziato a diffondersi e iniziano a nascere profili sui social con persone che vogliono emularlo oppure semplicemente spaventare gli amici e, purtroppo, anche qualche atto di stalking o aggressione reale dove l’aggressore era mascherato da Galindo.  Dal sud America il tam tam mediatico si sposta prima in India per arrivare infine in Europa.

In Italia, a lanciare la notizia del pericolo di questa nuova sfida tra gli adolescenti è il giornale “Il Resto del Carlino” nel luglio 2020 con una serie di articoli dai titoli evocativi quali “Jonathan Galindo, la folle sfida. Un gioco all’autolesionismo” oppure ”Jonathan Galindo, il folle 'gioco'. Nuove denunce e genitori in allarme”. Negli articoli si fa riferimento ad allarmi lanciati da alcuni genitori e da alcuni ragazzi, nonché di denunce fatte da questi alle forze dell’ordine e ricordando che in Spagna gli eventi legati a Galindo sono stati molto numerosi. L’articolo finisce segnalando che “Ora purtroppo Galindo è arrivato anche in Italia “ e che non si registrano ancora fenomeni di lesionismo tra i ragazzi ma che la guardia è alta.  
La polizia postale (che si occupa di reati collegati al web), dal canto suo, il 9 luglio aveva si aperto una segnalazione di allerta sulla sua pagina web e sul suo profilo Facebook per poi ritirarla qualche giorno dopo a seguito delle indagini che non avevano rilevato fenomeni di autolesionismo tra i giovani in Italia.
Purtroppo adesso i media hanno iniziato a cavalcare l’onda Galindo e il tragico suicidio dell’undicenne a Napoli pochi giorni fa ha portato moltissime testate e telegiornali ad associare la lettera lasciata dal bambino a un possibile Jonathan Galindo, sebbene non vi siano prove di questo.

I toni sensazionalistici utilizzati dai vari media e le fake news rilanciate da siti e profili social di influencer ai quali importa solamente avere visibilità portano a travisare il vero pericolo: non bisogna avvisare i ragazzi di non accettare l’amicizia da Jonathan Galindo, ma bensì da chiunque non si conosca, proprio come una volta si insegnava a non dare confidenza agli sconosciuti e ricordando ai bambini e agli adolescenti di evitare di condividere informazioni personali online.
Continuando a rilanciare l’esistenza di un personaggio come Galindo i media rischiano di portare anche in Italia alla nascita di fenomeni di emulazione, proprio come è accaduto a suo tempo con il Blue Whale Challenge che, pur non essendo una cosa reale si è trasformata in qualcosa di pericolosamente reale,  mentre challenge che sono reali e pericolose come la “Fire Challenge”, la “Kiki Challenge” o il ”Knockout game”, che in Italia nel 2014 ha anche fatto una vittima, vengono trascurate.
Purtroppo sempre più i giornalisti stanno diventando simili a influencer che cercano la visibilità anziché la verità così, a breve, il personaggio di Jhonathan Galindo assurgerà al panteon dei mostri dell’immaginario collettivo insieme a Slenderman, SCP-173, Jeff the Killer ed altri.
Una volta i mostri li creava il cinema, così personaggi come Jason di “Venerdì 13”, Freddy Krueger di “Nightmare‎”, Pinhead di “Hellraiser” o Leatherface di “Non aprite quella porta” spaventavano intere generazioni ma rimanevano confinati nel reame dell’immaginario e dell’irreale, mentre adesso i mostri creati dal Web hanno da fastidiosa abitudine ad emergere nel mondo reale e diventare veri grazie alla massificazione che porta inevitabilmente all’emulazione.

 

1Una Creepypasta è un racconto breve e originale che nasce per terrorizzare e provocare shock nel lettore ispirati solitamente ai racconti di internet o leggende metropolitane, diffusi nei forum tramite il copy&paste (copia ed incolla).

Immuniflop
Immuniflop

Forse troppo tardi il ministero della salute ha iniziato una campagna di marketing “aggressiva” per incentivare gli italiani non solo a scaricare, ma soprattutto ad utilizzare l’app Immuni.
Questa applicazione nasce in un momento nel quale l’Italia era in fase di uscita dall’emergenza Covid-19, sebbene fosse stata pensata in piena crisi, ed ha sofferto sicuramente di una campagna di marketing sbagliata e di una disinformazione che ha invece approfittato della paura delle persone sul rispetto della propria privacy per trasformare una crisi in campagna politica.

Inizialmente, quando si è parlato di creare un app per il tracciamento dei contagi, l’idea che ne ha avuto l’uomo della strata è stata quella del software sviluppato in sud Corea “Corona 100m”, che traccia tutti gli spostamenti di un individuo  e che non garantisce un livello di privacy adeguato agli standard europei.
Certo l’app Coreana ha dimostrato la sua efficacia nel prevenire la nascita di nuovi focolai, ma il prezzo da pagare è stato alto e nei paesi occidentali una simile soluzione risulta impensabile.
In Italia, da subito, le polemiche si sono focalizzate non tanto sul’utilità di una app ma su come questa avrebbe potuto garantire il rispetto della privacy degli utilizzatori  (sebbene questi stessi utenti, spesso e volentieri,  non si fanno alcuno scrupolo a pubblicare ogni sorta di dato personale sui social) e, in un mondo dove il complottismo è sempre più incalzante la promozione di un simile software e la rassicurazione, era la prima cosa da fare. Invece, fin dalla sua nascita, la comunicazione sull’app Immuni è stata sempre confusa e poco chiara partendo dalla gara di appalto per arrivare alle tecnologie utilizzate: l’azienda Bending Spoons che ha vinto l’appalto per la creazione dell’app fa infatti parte del consorzio europeo PEPP-PT.

 Il Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing  è un progetto no profit che nasce con l’intenzione di assistere le varie nazioni che intendono sviluppare software per il tracciamento ed il contenimento di infezioni (non  solo il Covid-19) e fornire degli strumenti che consentono il tracciamento dei contagiati ed utilizzare dei metodi standard per l’interoperabilità dei dati, non solo all’interno dello stato che ne sviluppa il software ma, eventualmente, anche con altri stati, il tutto cercando di mantenere al massimo la privacy dell’utilizzatore. Il fatto che oltre a Bending Spoons anche altre grandi società multinazionali (come ad esempio vodafone) siano partner del consorzio e che il modello proposto sia, pur mantenendo la privacy,  centralizzato aveva dato adito a molti dubbi sull’effettiva sicurezza dei dati trattati.
Ad aprile Bending Spoons decide di abbandonare il progetto PEPP-PT per lo sviluppo dell’app Immuni a favore del modello decentralizzato proposto da Google ed Apple e questo cambiamento di rotta, contestualmente al fatto che non ci si appoggia più ad una idea no-profit  ma ad un progetto di due colossi privati della new economy ha fatto aumentare le voci  in rete sulla sicurezza dei dati trattati ed il loro anonimanto, sebbene l’idea di Google e Apple si basa su di un modello decentralizzato e più rispettoso della privacy, dove la corrispondenza tra i contatti si svolge sui telefoni dei singoli utilizzatori,  anziché su di un server centrale.
Il 15 giugno 2020, dopo un periodo di sperimentazione in diverse regioni e uno strascico di polemiche, l’app Immuni viene immessa negli app store di Google e Apple con la speranza che almeno il 60% della popolazione italiana la scarichi e la utilizzi affinché sia funzionale al suo scopo. Purtroppo a quasi tre mesi dalla sua uscita solamente uno smartphone su sette, ovvero circa il 14% della popolazione italiana, ha scaricato l’app. Dati decisamente poco incoraggianti e che rischiano di trasformare l’idea in un flop.

Ma perché così poche persone hanno deciso ti utilizzare Immuni?
Sicuramente, come abbiamo detto, la poca informazione ed alcuni errori fatti in buona fede sulla spiegazione del funzionamento dell’App sono stati tra i responsabili di questo flop.
Immuni utilizza per il tracciamento dei contatti avuti la tecnologia Bluetooth Low Energy che, a differenza del bluetooth classico, è progettato per fornire un consumo energetico notevolmente inferiore. Questa tecnologia consente alle app che lo utilizzano di comunicare con dispositivi bluetooth low energy che hanno requisiti di alimentazione più rigidi quali smartwhatch, sensori biometrici, dispositivi per il fitness, eccetera.

Attraverso il bluetooth Immuni rileva il contatto tra due telefoni se avviene a meno di un metro e per un periodo superiore a 15 minuti (le specifiche della distanza e del tempo sono state fornite allo sviluppatore dell’app dal ministero della salute). Ogni telefono che ha installato l’app genera una stringa alfanumerica anonima, una sorta di ID, che viene scambiata con gli altri telefoni se si supera la distanza ed il tempo predefinito. Nel momento in cui una persona si ammala invia il codice al server centrale che smista la lista con le stringhe dell’ identificativi contagiati a tutti i telefoni della rete. A questo punto i singoli smartphone, tramite l’app Immuni hanno il compito di calcolare, per ogni identificativo, il rischio di esposizione all'infezione sulla base di parametri come la vicinanza fisica e il tempo,  generando una lista degli utenti più a rischio.
Niente geolocalizzazione quindi (come invece accade per l’app Sud Coreana) e nessun pericolo di trasmettere dati sensibili o che permettano di risalire ad un singolo utente, dato che il server centrale non è mai a conoscenza degli incontri intercorsi tra gli utenti, ne di chi essi siano.
Per rassicurare gli utenti, inoltre, Bending Spoons ha deciso di pubblicare sulla piattaforma GitHub i codici sorgenti dell’app sia per quanto riguarda il tracciamento dei contatti che l’elaborazione, in modo da rendere tutto il più trasparente possibile.

Purtroppo, come spesso succede, i progetti che sulla carta sembrano perfetti si devono scontrare con la realtà: se è vero che l’app Immuni non utilizza il GPS del telefono per tracciare gli spostamenti dell’utente sulla piattaforma Android, dalla versione 6 (che è quella minima richiesta), per poter per accedere agli identificatori hardware dei dispositivi esterni nelle vicinanze tramite scansioni Bluetooth o scansioni Wi-Fi, le app devono disporre delle autorizzazioni ACCESS_FINE_LOCATION o ACCESS_COARSE_LOCATION e quindi attivare il sistema di posizionamento globale. 
La notizia diffusa dai giornali presso l’utente comune (gli sviluppatori software ne erano già al corrente) di questa necessità da parte del sistema Android ha portato molti utenti a dubitare sulla reale protezione della privacy da parte di Immuni.

La nuova campagna di marketing lanciata dal ministero della salute e che utilizza i classici canali televisivi e volti noti dello show business, ha lo scopo di convincere il maggior numero di italiani a scaricare e utilizzare immuni visto che, ad oggi, sebbene Immuni non sia stata scaricata da un numero sufficiente di utenti dal 13 luglio sono state inviate 809 notifiche agli utenti che hanno la utilizzano e bloccando almeno quattro potenziali focolai.
Purtroppo questo tipo di marketing potrebbe non essere sufficiente: noi italiani siamo un popolo complicato e, come con le mascherine, fino a quando non sono state rese obbligatorie,  molti si sono sempre rifiutati di utilizzarle.  Purtroppo per l’app non è così facile e obbligare gli utenti a scaricarla, anzi aumenterebbe i malcontenti in quella parte della popolazione che viene definita “complottista”.
L’approccio migliore sarebbe creare una situazione simile a quella che negli anni si è sviluppata con i social network come Instagram o Facebook: “…non li uso, ma tutti i miei amici li usano, così mi vedo costretto ad utilizzarli anch’io per non essere digitalmente escluso dal gruppo.”. Ecco che a quel punto tutti i dubbi sulla privacy andrebbero a sparire visto che la maggior parte di chi critica Immuni non ha alcuna remora a pubblicare sui social network dati anche sensibili.
Certo la privacy al 100% non è e non sarà mai garantita, se si legge la guida per sviluppatori google nella sezione bluetooth-le si legge: “Caution: When a user pairs their device with another device using BLE, the data that's communicated between the two devices is accessible to all apps on the user's device”; così accade che come per il GPS anche per i dati trasmessi tra dispositivi è vero che l’app  non va a utilizzare i dati del sensore ma altre app potrebbero e, se disabilito il bluetooth o il GPS, Immuni diventa inutile.
Bisogna quindi decidere se rinunciare ad un pizzico di privacy e paure per essere più protetti o tenersi la privacy ma avere un maggior rischio di ammalarsi.


Bibliografia:

https://developer.android.com/guide/topics/connectivity/bluetooth-le
https://developer.android.com/about/versions/marshmallow/android-6.0-changes.html#behavior-hardware-id
https://www.immuni.italia.it/
http://www.salute.gov.it/

  ► Gallery

Primavera Estate 2020 (83)
Primavera Estate 2020
Inverno2019-20 (25)
Inverno2019-20
Autunno 2019 (29)
Autunno 2019

  ► Curiosità

Cos'è un ologramma
Cos'è un ologramma
Semplificando si può dire che un ologramma non è altro che un' immagine tridimensionale di un oggetto su lastra fotografica ottenuta sfruttandol'interferenza di due fasci di luce di un'unica sorgente laser: viene creato con la tecnica dell'olografia mediante impressione di una lastra o pellicola olografica utilizzando una sorgente luminosa coerente come è ad esempio un raggio laser.
Il fronte d’onda, a seguito di divisione, dà origine a due fronti d’onda, il fascio di riferimento e il fascio oggetto, che sono inizialmente completamente correlati e che seguono due strade diverse. Il fascio oggetto viene sovrapposto in quello che si definisce “piano immagine” al fascio di riferimento. L’interazione presenta una modulazione di intensità sul piano immagine.
Una delle caratteristiche degli ologrammi è che lastra olografica conserva il contenuto informativo in ogni sua parte quindi se si rompe in più parti la lastra è possibile ottenere la stessa immagine tridimensionale completa in ogni pezzo che risulta
Chi ha inventato l' F-16?
Chi ha inventato l' F-16?
Innanzitutto l’F-16 e’ nato da un TEAM, e ripeto TEAM di ingegneri.
Alla guida del team c’era Robert H. Widmer (1916-2011).Nato nel New Jersey, Widmer si laurea al Rensselaer Polytechnic Institute e ottiene un master’s degree al California Institute of Technology (il Cal Tech). Non riuscì ad arrivare al Ph.D perchè nel 1939 venne reclutato dalla Consolidated di San Diego, dove si occupo’ di PBY, PB2Y e B-24, l’aereo da combattimento americano maggiormente prodotto durante la Seconda Guerra Mondiale. Presso la Convair, Widmer fu responsabile dei test in galleria del vento del B-36 Peacemaker e come dello sviluppo del B-58 e F-111. Nel 1970 fu promosso vice-presidente per la ricerca e sviluppo degli impianti di San Diego e Fort Worth.
Widmer inizio’ a lavorare all’embrione dell’F-16 in gran segreto e senza informare i vertici della General Dynamics in quanto questi ultimi ritenevano che un aereo del genere non avrebbe avuto mercato.
Harry Hillaker, conosciuto anche come il “Padre dell’F-16”. Come Widmer, anche Hillaker all’epoca lavorava alla Convair con la qualifica di vice-capo ingegnere del programma Lightweight Fighter. Praticamente era il numero due subito dopo Widmer. Verso la fine degli anni sessanta Hillaker entro’ a far parte della Fighter Mafia.
Pierre Sprey non ha inventato l'f-16 (come spesso si sente dire) e non è da considerare il padre ti tale aereo (come affermato dalla trasimissione RAI “Presa Diretta” del febbraio 2013). Sprey era semplicemente un’analista di sistemi presso l’Office of Secretary of Defense (OSD), nonche’ membro della famigerata "Fighter Mafia" (un ristretto gruppo di ufficiali USAF e civili noto negli anni settanta per ssere stato uno dei piu’ influenti think tank militari in campo aeronautico)
Il Piano Bernadotte
Il Piano Bernadotte Nell'estate del 1948, il Conte Folke Bernardotte fu inviato dalle Nazioni Unite in Palestina per mediare una tregua e tentare di negoziare un compromesso. Il piano di Bernardotte chiedeva allo Stato ebraico di consegnare il Negev e Gerusalemme alla Transgiordania in cambio della Galilea occidentale. Questo piano era simile ai confini che erano stati proposti prima del voto sulla spartizione, e che tutte le parti avevano rifiutato. Ora la proposta veniva offerta dopo che gli Arabi erano andati in guerra per impedire la spartizione ed era stato dichiarato uno stato ebraico. Sia gli Ebrei che gli Arabi rifiutarono il piano.
Ironicamente, Bernardotte trovo' tra gli Arabi poco entusiasmo per l'indipendenza. Egli scrisse nel suo diario:
"Gli Arabi palestinesi al momento non hanno una volontà loro.
Ne' hanno mai sviluppato un nazionalismo palestinese specifico. La domanda di uno stato arabo separato in Palestina e' pertanto relativamente debole. Semberebbe proprio che nelle circostanze attuali gran parte degli Arabi palestinesi sarebbe alquanto contenta di essere incorporata nella Transgiordania" 
Il fallimento del piano Bernardotte giunse quando gli Ebrei cominciarono ad avere maggior successo nel respingere le forze arabe d'invasione e nell'espansione del loro controllo sui territori esterni ai confini della spartizione.

  ► Aerei del giorno

Aeritalia AM 3
Aeritalia AM 3 Tipo: Aereo da ricognizione specializzato e controguerriglia
Ruolo: Ricognizione, Contro Guerriglia
Nazione di Origine: Italia
Armamento: 2 mitragliatrici. 340 Kg di Bombe. Missili fumogeni da segnalazione obiettivo

Prestazioni: Velocità massima 278 km/h. Autonomia 990 km
Aeritalia G-91Y
Aeritalia G-91Y Tipo: cacciabombardiere
Ruolo: Caccia, Appoggio, Attacco
Nazione di Origine: Italia
Armamento: Cannoni 2 DEFA 552 da 30 mm. Bombe caduta libera: fino a 1800 kg. Razzi

Prestazioni: Velocità massima 0,8 Mac (1 140 km/h in quota), Autonomia 3500 km, Tangenza 12500m
Aermacchi MB-339
Aermacchi MB-339 Tipo: Aereo da addestramento avanzato e da appoggio tattico leggero
Ruolo: Appoggio, Attacco, Ricognizione, Addestramento, Contro Guerriglia, Antinave
Nazione di Origine: Italia
Armamento: In 6 piloni sub-alari può contenere una combinazione di razzi, gondole per mitragliatori, bombe a caduta libera e missili aria aria a giuda infrarosso (Matra R550 Magic)

Prestazioni: Velocità massima 0.80 Mach (898 km/h in quota), Velocità di salita 33,5 m/s, Autonomia 1760km, 3600km in trasferimento, Tangenza 14630m

  ► Tutorials

Simulare Carica Altro con Jquery

I siti web moderni preferiscono all’impaginazione dei risultati delle query il caricare sulla stessa pagina altri risultati (il famoso Carica altro) tramite la pressione di un tasto/link o tramite il raggiungimento della fine pagina.
Tra i vari metodi disponibili il più semplice lo si ottiene tramite jquery e si può adattare a molti script e linguaggi.
Per fare questo usiamo due metodi che ci offre il frameworks jquery: .append e .load.
Il metodo .append serve per poter accodare un contenuto all’interno dell’elemento al quale è associato.
Il metodo .load carica, invece, il contenuto di un file all’interno di un div.
Per quanto riguarda l’html sarà sufficiente creare un div al quale assegnamo l’id “contenuto” all’interno del quale carichiamo la nostra pagina con i dati aggiuntivi.

<div id="contenuto"></div>

Per quanto riguarda lo script ci limitiamo a scrivere la funzione che carica la pagina dentro contenuto:

<script>
function aggiungi (pag) {
$('#contenuto').append($("<div>").load("caricaaltro2.aspx?id="+pag));
}
</script>

Nello script abbiamo aggiunto una variabile che passa il numero di pagina nel caso dovessi caricare più pagine.
Posso anche aggiungere la funzione che nasconde il div che mi mostra “carica altri”:


$("#linnk").click(function() {$(this).hide();});

Nella pagina caricata mi limiterò a inserire lo stesso script e lo stesso div.


 

Script completo prima pagina 

<%@ Page Language="VB" ContentType="text/html" ResponseEncoding="utf-8" %>

<!doctype html>
<head>
<meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8" />
<title>Documento senza titolo</title>


<style type="text/css">
body { color: #000; text-align:center; background-color: #FFF; }
.quadrati { width:200px; height:200px; margin:2px 2px 2px 2px; display:inline-block; border:#354D46 1px solid; }
img { height:100%; width:auto; max-width:190px; }
</style>
<%dim pag = 2%>
</head>

<body>
<p>CARICA ALTRO ESEMPIO</p>

<div class="quadrati">
<img src="https://www.filoweb.it/galleria2015/foto/R06939V9BEM0AWYTUVM5VOQMEP0Q9O.jpg" >
</div>

<div class="quadrati">
<img src="https://www.filoweb.it/galleria2015/foto/LN6VNQDBH_NH77SWWRRBP6YJX7BDMQ.jpg" >
</div>

<div class="quadrati">
<img src="https://www.filoweb.it/galleria2015/foto/LVXNE6SIG86TAO8YBPBK3Q6A9D5VAF.jpg" >
</div>

<div id="contenitore" style="width:100%;">
<div id="contenuto" style="width:100%;"></div>
</div>

<div id="blinnk"><a href="javascript:aggiungi(<%response.write(pag)%>);" id="linnk" style="width:100%; background-color:#354D46; text-align:center; color:#FFF;" title="Carica tutti" >CARICA ALTRI</a></div>

<script src="https://ajax.googleapis.com/ajax/libs/jquery/3.2.1/jquery.min.js"></script>
<script>
$("#linnk").click(function() {$("#blinnk").hide();});

function aggiungi (pag) {
$('#contenuto').append($("<div>").load("caricaaltro2.aspx?id="+<%response.write(pag)%>));
}
</script>

</body>
</html>


 

 

Script completo 2° pagina

<%@ Page Language="VB" ContentType="text/html" ResponseEncoding="utf-8" %>

<!doctype html>
<html >
<style type="text/css">
body { text-align:center; }
.quadrati { width:200px; height:200px; margin:2px 2px 2px 2px; display:inline-block; border:#354D46 1px solid; }
img { height:100%; width:auto; max-width:190px; }
</style>

</head>
<body>
<%
dim pag
pag=request.QueryString("id")
pag=pag+1
%>

 

 

<div id="contenitore">
<h3> questa è la pagina <%response.write(pag)%></h3>
<div class="quadrati">
<img src="https://www.filoweb.it/galleria2015/foto/YLAUXHFWF52IBFJC7TJAZ_Z9ESH799.jpg" >
</div>

<div class="quadrati">
<img src="https://www.filoweb.it/galleria2015/foto/PA8I4_C_J8GFA808JSS4QVQT9NK2FH.jpg" >
</div>

<div class="quadrati">
<img src="https://www.filoweb.it/galleria2015/foto/YLAUXHFWF52IBFJC7TJAZ_Z9ESH799.jpg" >
</div>

<div id="blink<%response.write(pag)%>" style="width:100%; background-color:#293343;"><a href="javascript:aggiungi(<%response.write(pag)%>);" id="linnk<%response.write(pag)%>" style="width:100%; background-color:#354D46; text-align:center; color:#FFF;" title="Carica tutti" >CARICA ALTRI</a></div>

<div id="contenitore" style="width:100%;">
<div id="contenuto" style="width:100%;"></div>
</div>

</div>

<div id="contenitore" style="width:100%;">
<div id="contenuto" style="width:100%;"></div>
</div>

<script src="https://ajax.googleapis.com/ajax/libs/jquery/3.2.1/jquery.min.js"></script>
<script>
$("#linnk<%response.write(pag)%>").click(function() {$("#blinnk<%response.write(pag)%>").hide();});
function aggiungi (pag) {
$('#contenuto').append($("<div>").load("caricaaltro2.aspx?id="+<%response.write(pag)%>));
}
</script>
</body>
</html>

Installazione offline di Visual Studio 2017

Visual Studio è un ambiente di sviluppo integrato sviluppato da Microsoft, che supporta attualmente (2018) diversi tipi di linguaggi come il C, il C++, il C#, il Visual Basic .Net, l’ Html, il JavaScript e molti altri. Visual Studio permette la realizzazione sia di applicazioni che di siti web, web application e servizi web di varia natura.
L'attuale distribuzione di Visual Studio (la 2017), che rappresenta l’ultima versione dopo 20 anni di evoluzione, è disponibile in 3 versioni:



• Community
• Professional
• Enterprise


Una delle novità più importanti riguarda la versione Community che è disponibile completamente gratuita e può essere scaricata e utilizzata liberamente.


Per installare la versione community (come anche le altre) è sufficiente scaricare il file di installazione, lanciarlo e decidere quali componenti installare. Il processo può risultare molto lungo, a seconda della lingua; un’altra soluzione consiste nello scaricare sempre il file di installazione e scaricare tramite uno script i file di setup da conservare per eventuali nuove installazioni.
Il processo risulta sempre lungo, ma una volta fatto ho i file sempre pronti.
Per fare questo per prima cosa devo scaricare il file di installazione da:
https://www.visualstudio.com/it/ e quindi salvarlo in una cartella.

Apro quindi il prompt dei comandi (cmd.exe) e mi posiziono nella cartella dove ho copiato il mio file di installazione (vs2017.exe) e scrivo il comando:



vs2017.exe --layout c:\vs2017setup --lang it-IT


In questo modo creo una cartella chiamata vs2017setup dove verranno scaricati tutti i file per l’installazione offline della versione in italiano (lang it-IT) di visual studio 2017.
Visto che in totale verranno scaricati più di 30Gb ci vorrà tempo ed una connessione veloce ( non obbligatoria ma consigliata).


Una volta terminato sarà sufficiente andare nella cartella di installazione ed eseguire il file di setup.

Note: Posso anche scaricare la versione non localizzata in italiano, ma con tutte le lingue disponibile, in questo caso devo prepararmi a scaricare più di 65Gb!!.

Iframe ad altezza variabile

Premetto che non sono un amante degli iframe (non più almeno) perché oltre ad essere deprecati nell’HTML5 fanno sembrare il sito più vecchio di almeno 6-7 anni dando un’idea di poca professionalità. Inoltre gli iframe sono stati creati per visualizzare pagine esterne al proprio sito web, all'interno dello stesso anche se spesso sono stati usati in maniera errata. Quindi si se si vogliono usare per includere pagine esterne, no per quelle interne meglio usare altri metodi come include, o jquery).

Dopo questa lunga e doverosa premessa passiamo ai fatti. Chi usa il tag iframe spesso ha la necessità di adattarne l’altezza in base al contenuto che viene caricato. I metodi che si trovano in rete sono molti ed io voglio qua proporre la mia personale soluzione in pochissime righe di codice: leggo l’altezza dell tagdel contenuto che carico e tramite jquery assegno l’altezza all’ iframe.
Certo posso scegliere anche il tago altro ma in questo mio esempio preferisco usarevisto che tutto il contenuto visibile in una pagina è racchiuso lì dentro.



Definiamo lo stile per il nostro iframe tramite css:
#mioiframe { width:100%; border:#293343 1px solid; height:300px; }



Scriviamo il nostro iframe.



<iframe src="pg.html" id="mioiframe" class="mioiframe" scrolling="no" frameborder="0" name="contenuto" onload="caricato()"></iframe>

Definiamo il nostro script che verrà chiamato al caricamento del contenuto dell’iframe:
function caricato() {
var mioif = $("#mioiframe").contents().find("body");
var h = mioif.height();
$("#mioiframe").height(80+h+"px");
};


Infine la chiamata alle pagine:


 <a href="pg1.html" target="contenuto" class="menu"> pagina 1 </a>
<a href="pg2.html" target="contenuto" class="menu"> pagina 2 </a>


Come si vede è tutto molto semplice, veloce e leggero…

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Appunti: Photoshop CC v.14 con esempi
Photoshop CC v.14 con esempi
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